CAROLINA ZARDO E BANCA DI FORLI’ INSIEME PER BENEFICENZA

La Tanzania l’ha scoperta grazie ad alcuni ragazzi che da diversi anni svolgono volontariato nelle zone più povere del mondo, dall’Africa alla Papua Nuova Guinea.

Riposti gli inseparabili libri universitari e le altrettanto inseparabili ginocchiere, Carolina Zardo un’estate di due anni fa ha deciso di seguirli e di condividere questa esperienza che la metteva a contatto con tanti bambini in una realtà completamente diversa.

La scorsa estate Carolina è tornata Dodoma, convincendo anche una sua amica e sua madre a partecipare a questa missione.

In Tanzania, il libero della Banca di Forlì offre il suo aiuto nell’orfanotrofio “Casa della Speranza”, gestito da una comunità di Suore Orsoline. La “Casa della Speranza” accoglie 50 bambini sieropositivi e li accompagna fino al quindicesimo anno di età.

Carolina racconta dalla sua scelta non per vanità, il suo racconto nasce dalla necessità di continuare a dare il proprio contributo. Per questo motivo ha chiesto alla Volley 2002 Forlì di poter creare un punto di raccolta fondi all’interno del Villa Romiti nelle partite casalinghe dell’8 e 21 dicembre trovando l’immediato consenso della società.

“Stiamo raccogliendo altri fondi da poter consegnare – spiega Carolina – alle persone che stanno per partire per la Missione 2014 che coinvolgerà i volontari dal 31 dicembre al 18 gennaio 2014. Non potendo partecipare direttamente voglio comunque cercare di aiutare chi andrà a Dodoma. I volontari sono dei veri e propri corrieri, con loro portano soldi cash da affidare alle suore per il sostentamento dei bambini oppure medicinali comprati qui in Italia perché in Africa, quando si trovano, sono molto più cari”.

Carolina racconta, poi, la vita in questo orfanotrofio: “La mattina i volontari accompagnano i bambini a scuola e per me è il momento più bello della giornata. Sono felici di andare e fanno a gara per darti la mano. Quando loro sono a scuola, i volontari tornano ad occuparsi delle pulizie, della preparazione dei pasti, della cura dell’orto. Nel pomeriggio si studia con i più piccoli e si continuano a fare dei piccoli lavori dove sono coinvolti tutti.”

Quanto manca l’Africa a Carolina? “Il mal d’Africa mi ha colto appena sono tornata non solo per l’ambiente ma anche per la spensieratezza che si prova perché là vivi senza aspettative. Sono giornate che sembrano lentissime, senza la frenesia degli appuntamenti e delle cose da fare, ma questo ti dà tempo per apprezzare le cose più semplici. Questi bambini sono stati e sono un grande insegnamento. La loro sveglia è alle sei del mattino e fino alle 22 sono in piedi, tra scuola, compiti e lavori all’interno dell’orfanotrofio, eppure hanno sempre un sorriso da regalare. Non si lamentano mai. Al di fuori dell’orfanotrofio mi è capitato di vedere i bambini mangiare la creta lavorata dalla madre perché non avevano niente altro. Gli ospedali sono in strutture al di là della nostra immaginazione e vivi le sofferenze di questi bambini esposti a pericoli più grandi di loro. Ci si sente impotenti, quello che fai non è mai abbastanza.

Mi mancano i loro sorrisi, le corse per venire in braccio, quegli occhi dentro gli occhi.

Non voglio fare inviti a partecipare a questa raccolta fondi, la solidarietà è qualcosa che nasce da dentro e molte sono le cause che meritano sostegno. Quel che è certo è che anche il più piccolo contributo per l’Africa è una fortuna. In queste due estati ho imparato a stare meno dietro ai problemi che quotidianamente viviamo, perché sono piccoli problemi. Ti travolgono, è la vita che ti travolge, ma Dodoma mi ha insegnato a dare delle priorità, a guardare quello che ho rispetto a quello che vorrei”.

Non si dimentica, una lezione così.