PAOLA CROCE...WHAT ELSE?

 

La prima immagine di questa parte di giornata trascorsa insieme a Paola Croce ha il profumo di un buon caffè, e il sapore della disponibilità con la quale Cruz ci ha accolti, insieme all'inseparabile Margot, nella sua casa piacentina: cosa c'è di meglio di un buon espresso per ritrovarsi ed iniziare quel percorso di parole e immagini che, come un puzzle, sono andate a comporre questo servizio e a raccontare di una delle giocatrici più amate del volley italiano? “Eh, in realtà qualcosa che manca c'é: bisognerebbe che a quella porta adesso bussasse George Cloneey...!”. Per oggi, Paola deve proprio accontentarsi di noi per condividere il suo caffè: ma al “suo” George raccomandiamo di passare di qua, perché tra le cose che stanno succedendo qui, nell'intimità di questa casa, c'è anche quella di “mettere via un bel po' di cose per fare un po' posto”, tanto per parafrasare Ligabue, e dare soddisfazione all'animo rock che Paola non esita a mostrarci anche con il suo look:

Noi donne sportive possiamo anche spaventare gli uomini, per i ritmi della nostra vita...dove lo troviamo uno che riesca a stare dietro a tutte le cose che facciamo? Senza considerare che anche io sono diventata un po' più esigente nel corso degli anni, pretendo tanto, non mi accontento più...eccomi quindi alla ricerca della persona che può stare vicino a me, che possa tenermi testa, e magari riuscire a dirmi anche, ogni tanto, quello che devo fare...Pensavo di averne trovata una, ma evidentemente non era il momento giusto! Non è facile sovvertire l'ordine degli eventi quando si presentano alla nostra porta...”. Alla porta, appunto; come quella della nuova stagione che si apre adesso, portando con sé alcune cose note, ma certamente viste con uno sguardo provato e rinnovato dall'esperienza: un ritorno al futuro – lo slogan della campagna

di Piacenza si sposa davvero con il momento sportivo e di vita di Paola...- che prevede una serie A1 riconquistata con le proprie forze, e un numero 3 finalmente ancora sulle spalle: “Parlare della promozione a freddo, dopo qualche mese, mi permette di vedere

in senso più ampio l'importanza di questo obiettivo raggiunto: al momento, è stata una liberazione, la fine di una corsa che sembrava non dovesse terminare mai, anche se ci ha visto sempre in testa, sempre favorite.

La voglia di vincere è stata fondamentale, e la consapevolezza di essere realmente le più forti ci ha coeso e ci ha fatto superare le difficoltà dell'inizio di stagione. Personalmente, è stata la conferma della bontà di una scelta rischiosa. È stato difficile trovarsi durante l'estate olimpica senza una squadra, non sapere fino alla fine quale sarebbe stata la mia maglia. La soluzione, quando è arrivata, non era meno priva di incognite: dovevo calarmi in una realtà completamente diversa da quella che avevo conosciuto. Ma evidentemente, doveva andare così: tutta la scorsa stagione è stata per me, a 360 gradi, un periodo di grande cambiamento interiore, dove tanti equilibri si sono spezzati e ora vanno lentamente ricostruiti...posso dire che la scelta di Piacenza è stata la più opportuna per iniziare a maturare una nuova consapevolezza di me, per conoscermi meglio anche e soprattutto attraverso ciò che occupa molto del mio tempo e delle mie energie, cioè la pallavolo!

E così mi sono immersa nel confronto con altri ritmi, con altre esigenze di squadra, con me stessa, sempre in cerca di nuovi stimoli per mantenere alta la concentrazione di fronte ad un gioco completamente diverso, ma che dovevano comunque aiutarmi a non calare nel mio rendimento personale; trovando però la disponibilità di una società che nel suo insieme mi ha saputo accogliere e che ha dimostrato di sapermi dare stima e affetto. Il numero di maglia è solo una dimostrazione di tutto questo:

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