DAI ANZA...!


 

Se apro la scatola dei ricordi, le immagini che mi ritornano prima alla mente sono due: la prima è legata all'inizio del torneo. In camera con la Franci (Francesca Piccinini, ndr: “quando sono in camera con lei, vinco sempre!”), sedute sul letto, ci guardiamo e pensiamo: speriamo che vada bene!

La seconda invece è legata agli ultimi punti della nostra vittoria: durante il tie break mi sono sentita dire: dai Anza, entra per il muro...ero giovane, non avevo tanta esperienza, entrare nel set decisivo di una finale mondiale è stata un'emozione fortissima...eccomi, pronta!, è stata la mia risposta...e invece, me la stavo facendo sotto!”.

Non avevamo dubbi: Sara Anzanello non si fa pregare, non mostra esitazioni, anzi: non ci fa nemmeno finire di domandare che già risponde, si ricorda tutto benissimo, alla perfezione, di quella trasferta berlinese. “Vi ho raccontato l'inizio e la fine, ma se mi fermo a pensare mi tornano in mente tante cose: per esempio, durante la prima fase del torneo, avevano chiamato alcune ragazze per fare delle foto, e la Franci voleva che andassi io al suo posto...dai Anza, vai te...e poi i brividi ogni volta che cantavamo l'inno di Mameli...in quel palazzetto, per la finale, ci saranno state diecimila persone a guardarci, un'esperienza pazzesca!”. 

La freschezza della Sara Anzanello esperta centrale del volley italiano è la stessa di allora, di quando, dopo la trafila delle giovanili e i primi anni giocati in A1, ancora in bilico tra la zona tre e la zona quattro, Marco Bonitta la vuole nel gruppo che sarà iridato: “Quell'anno ero banda in Nazionale: ero inesperta, ma il mio vantaggio sono sempre stati i centimetri, a muro ci sapevo comunque fare anche perché nel club giocavo come centrale...insomma, potevo dare il mio contributo!”.

La Anza, insomma, forse ci sperava in quella convocazione, ma mentre la aspettava, succede l'imprevedibile: l'osso del mignolo della mano destra si stacca tartassato da un pallone bizzarro e quando i medici leggono la mano sulla sua lastra, prevedono per lei una sosta di un mese... “Alla partenza per il Mondiale mancava molto meno,  e io lo vedevo allontanarsi...non sapete i pianti che mi sono fatta...poi, però, i medici della

squadra mi hanno sistemato in una settimana, e procurato un tutore con il quale mi sono presentata in campo ancora durante le prime partite...La chiamata alla fine è arrivata...un po' si capiva che Bonitta aveva fiducia in me, ma la convocazione è arrivata quando avevo già il dito rotto! Per fortuna ho avuto il tempo di recuperare...mi stava per cadere il mondiale addosso!”

Dai Anza, fai le valigie, parti per la Germania: portati dietro un bel po' di entusiasmo e tanta, tanta speranza. “Eravamo un gruppo splendido, giovane, siamo andate lì sapendo che c'erano squadre piuttosto forti, ma anche che volevamo arrivare il più in alto possibile...questa era la nostra aspettativa più grande, almeno all'inizio! E infatti, ci siamo qualificate come migliore terza...anzi, abbiamo dovuto anche soffrire aspettando un risultato improbabile, una sconfitta della Cina che incredibilmente è arrivata...ecco, adesso ho un altro flash impressionante: tute noi sedute sulla moquette della stessa stanza ad aspettare che partita della Cina finisse, per conoscere il motivo per il quale avremmo fatto le valigie e lasciato l'albergo”.

La Cina perde, e qualcosa succede in quel gruppo riunito su un quadrato di moquette: “Non potevamo uscire in quel momento, in fondo sapevamo di meritare di continuare. Nessuno di noi pensava di riuscire a vincere, ancora, in quel momento, ma con il passaggio del turno è iniziata a maturare in noi la consapevolezza che potevamo arrivare fino in fondo. L'abbiamo acquisita un gradino per volta, cercando di giocare ogni partita il meglio possibile. In fondo, se eravamo passate in quel modo, con il nostro impegno ma anche attendendo un risultato che non dipendeva da noi, forse, il destino era dalla nostra parte!”. Un altro flash, ripensando a quella finale, un ace nel tie break

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