PERCHE' NO?


 

Finalmente, in questa stagione la rivedremo in campo, apprezzandone le doti atletiche che già l'anno scorso, prima dell'infortunio al ginocchio, aveva lasciato intuire nelle fasi di gioco che l'avevano vista protagonista;

la rivedremo vestire la maglia della Yamamay Busto Arsizio, la maglia rosso corallo che risalta sulla sua pelle scura e che accende i suoi occhi magnetici, dolci e accattivanti in questi ritratti, ma assolutamente grintosi, da pantera, quando si tratta di mettere la palla a terra.

La rivedremo in campo molto presto, Stefania Okaka, sorella d'arte, così come fratello d'arte è Stefano, calciatore nella Roma: due gemelli che hanno fatto della serie A una cosa di famiglia. Due destini legati, intrecciati, indissolubili, con un futuro roseo spalancato davanti a loro e un passato che affonda le sue radici in una terra controversa come molte delle terre africane, la Nigeria: “I nostri genitori sono arrivati in Italia quando avevano la nostra età, e noi siamo nati in Italia. Ci sentiamo parte di questo paese, anche se indubbiamente anche le nostre origini nigeriane fanno parte di noi.

Sono stata in Nigeria due volte, quando ero più piccola: là abbiam ancora le nostre nonne, altri nostri parenti sono sparsi per il mondo...capisco il nigeriano ma non lo parlo tanto, mi piacerebbe avere più tempo per stare la dove i miei genitori sono vissuti”. Nelle parole di Stefania si riflettono molti accenti di casa nostra, ma quello predominante è quello umbro, visto che in Umbria, sul Lago Trasimeno, hanno avuto inizio la sua vita e anche la sua carriera.

Ho iniziato a giocare a pallavolo per caso: a Castiglion del Lago giocava la squadra maschile che in quegli anni stava scalando le serie, e che poi si è trasferita a Perugia, diventando oggi la Rpa Luigi Bacchi. Io facevo danza moderna e della pallavolo non ne volevo sapere, anche se mio fratello già giocava; è stato lui a portarmi ad una partita, e il presidente della società, grande amico di mio padre, mi ha proposto di iniziare, soprattutto visto che ero una ragazzina molto alta per la mia età...non ero molto convinta, non volevo abbandonare la danza! Ma mi sono detta: perché non provare? All'inizio ho fatto entrambe le cose, ma poi in paestra sono

migliorata subito, con la pallavolo è nato un feeling particolare, e così ho continuato a giocare nel Trasimeno Volley, in prima divisione”. Nel frattempo, anche Stefano viene posto davanti ad una scelta, quella tra calcio e pallavolo: la prima strada è la più promettente, e così i ragazzo imbocca la strada che lo porterà alla Roma;

anche per Stefania però arriva presto un'occasione, di quelle da non rifiutare, anche se ha comportato grandi cambiamenti e qualche sacrificio: “Il mio primo anno fuori casa l'ho trascorso a soli 14 anni, quando sono andata a giocare a Vicenza: abitavo con Stefania Dall'Igna e con le gemelle De Gennaro. Anche loro erano giovani, ma erano pur sempre più grandi ed esperte di me! Mi aiutavano in qualsiasi cosa, mi coccolavano, siamo rimaste molto amiche e ci sentiamo ancora. Grazie a loro questa prima esperienza è stata meno traumatica!”. Il trofeo delle regioni concede a Stefania la visibilità necessaria per essere notata da Mencarelli e Galli, che subito al individuano tra le giocatrici “futuribili” e la inseriscono nel gruppo della Prejuniores, definendone anche il ruolo che poi sarà il suo: quello di posto 4: “All'inizio giocavo al centro, ma in effetti fare la banda mi permette di esprimere meglio la potenza e l'esplosività che sono due mie caratteristiche, sfruttando braccio e rincorsa”.

Da Vicenza a Ravenna: perché no? Con la curiosità e l'entusiasmo per le novità che la caratterizzano, Stefania inizia una nuova avventura: si apre per lei un mondo fatto sicuramente di tanto lavoro, ma anche di amicizie e divertimento: “Dicono che il Club Italia sia un'esperienza pesante e difficile...per me è stato un periodo certamente impegnativo, 

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