IL MONDO DI SOFIA

 

Parto per Vicenza in un freddo mattino di gennaio, quando ancora i treni sono appesantiti dai ritardi natalizi... con me, la compagna di ogni viaggio, la mia borsa fotografica, con dentro gli attrezzi del mestiere: oggi, l'obiettivo sarà puntato su Sofia Arimattei, la schiacciatrice romana in forza alla Minetti BPVi... una fermata obbligata, quella vicentina, dato che Sofia è ad oggi la top scorer del campionato di A2! Devo confessarvi però che è da tempo che la “corteggio”, da quando l'ho vista giocare a Jesi, nella stagione 2005/2006: a quei tempi di pallavolo non ne capivo ancora molto, e Sofia mi aveva colpito soprattutto esteticamente... ma pensare di farle le foto oggi assume un valore diverso, in virtù di una carriera sportiva che finalmente le permette di sbocciare e farsi conoscere anche al pubblico italiano per le sue qualità pallavolistiche, che anche io adesso posso apprezzare! Ho un po' di tempo per immaginare come sarà il nostro incontro, e soprattutto come faremo a fare

le foto all'esterno con questo freddo: il sole rende la luce ottimale, ma non è abbastanza forte per scaldare l'aria gelida che c'è qui. Devo aspettare settanta minuti in più del previsto per saperlo: per fortuna, Sofia mi ha aspettato pazientemente, ma soprattutto, si è dimostrata subito audace prestandosi a pose molto primaverili... non ci metto molto a capire che la disponibilità è una delle doti che la caratterizzano! Forse la su resistenza al freddo dipende anche dall'aver trascorso un inverno in Russia, nella palestra del Balakovo... dopo il caldo di Murcia, l'altra esperienza oltre confine di Sofia, non dev'essere

stato facile ambientarsi: “Quando ho deciso di andare a giocare all'estero, la Russia era la mia prima meta, ma non è stato possibile trasferirsi subito

là, perché sei considerata soltanto se hai vinto qualcosa di importante, come lo scudetto o una coppa europea. Così, si è aperta la porta spagnola, ma appena ne ho avuto la possibilità mi sono trasferita nel freddo nord... Non ci vivrei mai, non ci passerei nemmeno un mese, ma è una realtà molto suggestiva. Sicuramente questi paesi sono molto più aperti di alcuni anni fa, ma ci sono grandi difficoltà ad ambientarsi, soprattutto per la lingua: o impari il russo, o non parli con nessuno, perché l'inglese non è diffuso. Anche tra i giocatori è così, se non hai una compagna di squadra che parla anche l'inglese diventa dura resistere! Purtroppo l'esperienza non è stata proprio quella che mi aspettavo: non avevo un buon gioco lì, il mio allenatore è diventato un membro della Federazione e non ha mai allenato, il suo sostituto apparteneva alla vecchia scuola russa, e giocare la palla alta con un muro

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