INESAURIBILE
Gli amanti della pallavolo, quelli veri, sono anche amanti dei palazzetti, arene, salotti o templi di questo sport...anche la palestra più piccola e sperduta diventa il luogo di una battaglia mitica quando accoglie lo spettacolo del volley. E qualcuno disposto a seguire le ragazze in
campo, ad incitarle, ad applaudirle, c'è sempre, indipendentemente dalla categoria. A volte sono mamme e papà che si sgolano sui gradoni, davanti ad una partita tra due squadre di terza divisione....a volte sono tifoserie capaci di organizzare trasferte e iniziative per promuovere il volley e la loro squadra del cuore, ne abbiamo conosciute alcune...a volte sono persone che si avvicinano allo sport per il gusto personale di seguirlo, oltre che di condividerlo; persone che vestono una maglietta, rossa, blu, arancione...ma che intrattengono anche una storia singolare con lo sport, fatta di momenti vissuti a tu per tu...pensiamo che ogni singolo tifoso del volley sia in grado di raccontare una serie di aneddoti che lo hanno avvicinato alla pallavolo, al tifo, al palazzetto. Ma ci sono alcuni casi in cui la singola storia si materializza in un volto, in un portamento, in un look, diremmo oggi, o negli oggetti che aiutano la voce ad inneggiare, quando la voce non c'è più per le troppe grida, per i troppi cori...a Pavia, ad esempio, accanto ai “megafoni”, alle “manine”, ai “bersaglieri”, sentirete, se andrete al PalaRavizza, delle trombe suonare...non proprio celestiali certo, sono le tipiche trombe da stadio, armonicamente composte per regalare alla squadra più melodie. Vicino a loro, un signore decisamente riconoscibile...un tipo “curioso”, potremmo pensare, che avremmo voluto conoscere da un po', e che finalmente, con questa rubrica che inizia a “zoommare” dentro i gruppi di tifosi che animano gli incontri di pallavolo femminile, abbiamo colto l'occasione per farlo...Abbiamo preso di mira Carlo Maestri, sessantaquattrenne, oggi pensionato, un tempo impiegato comunale...un signore che lo sport lo ha sempre seguito, e anche praticato, a dispetto, come direbbe lui, “della stazza”: “La pallavolo è un vecchio amore: quando ero giovane, a Pavia c'era il CUS, la squadra di universitari che andava piuttosto bene...con la Riso Scotti si è riaccesa la passione, e così sono ritornato al palazzetto...poi, ho deciso di seguire anche la squadra in trasferta...e adesso, a volte faccio il tifo anche per la B2, le giovani ragazze che giocano
a Villanterio”. L'immancabile Carlo a volte è citato dai suoi amici Excalibur, che gli cantano “Babbo Natale, abbiamo Babbo Natale...”: in effetti, i lunghi capelli e la barba completamente bianchi, che lo distinguono nella folla anche a palazzetto strapieno, ricordano molto il nonno finlandese tanto atteso dai bambini: “Quando devo travestirmi da Babbo Natale non mi tiro indietro, come potrei? Con il vestito rosso e il cappello vado negli asili, per intrattenere i bambini, giocare con loro, portare i regali di Natale...
visito anche una casa che ospita bambini con problemi famigliari, a Zinasco...ma non è per imitare Babbo Natale che i miei capelli e la mia barba sono così: è una storia vecchia, legata alla politica e ad una vecchia amicizia...ad una compagna che mi diceva che così
non ero più Carlo Maestri, ma assomigliavo a Carlo Marx! E siccome per me la politica è sempre stata di colore rosso, i capelli e la barba non li ho più tagliati...”. Ecco, quanto basta poco per far aprire un mondo intero davanti a noi: la passione politica contagia Carlo in senso molto lato, e così, come ha mosso da sempre le sue gambe per agire nel sociale, per combattere giuste battaglie, per aiutare gli amici a realizzare qualcosa di importante, così ha mosso le sue gambe nel mondo dello sport, che con il sociale ha molto a che fare, se è vero che “lo sport ha un valore, è fondamentale: se i giovani facessero un po' di sport (anche non agonistico, anche non pretendendo di raggiungere alti livelli, perché l'agonismo può anche essere mal sopportato, e portare con sé una competizione non sana) per il gusto di farlo, non sarebbero in mezzo alle strade, crescerebbero con una morale più solida, consolidando comportamenti etici, di solidarietà...non sarebbero
abbandonati a loro stessi. Quella delle parrocchie e degli oratori è un'esperienza che non mi appartiene, ma ho sempre riconosciuto a queste organizzazioni un valore perché anni fa tiravano via i ragazzi dalle strade. Adesso gli oratori non esistono quasi più, sono realtà rare, e purtroppo lo sport gestito dalle società ha un costo per le famiglie che non è indifferente...". Le gambe di Carlo, prima di tutto, corrono, e hanno corso centinaia di