EMOZIONI TRA TERRA E ACQUA

 

Un pallone a fasce completamente gialle, senza cuciture...una rete, ma questa volta annodata ad una struttura metallica...una traversa e due pali...e infine, l'elemento per eccellenza: l'acqua, nella quale atlete si tuffano, si inseguono, si picchiano anche, tutto per mettere quel pallone dentro quella rete, o per evitare che le avversarie ci riescano... ovviamente, non si tratta di pallavolo! Lo sport di cui leggerete non è solitamente al centro dei nostri interessi, ma l'atleta di cui leggerete, Silvia Motta, 21 anni, inaugura una nuova rubrica dal titolo già familiare, L'intrusa, che vi porterà fuori dai palazzetti della pallavolo per farvi camminare su superfici diverse dal taraflex, per raccontarvi storie di atlete che come le nostre care pallavoliste faticano, si allenano, giocano, mostrano la loro bravura, vincono e perdono...per raccontarvi insomma di altri sport, di altre avventure, ma sempre tinte di rosa, sempre al femminile. Silvia è una pallanuotista (si dirà così? Chissà...), in forza alla

Yamamay Varese Olona Nuoto: dopo aver provato altri sport, tra i quali anche la pallavolo, decide di tuffarsi in piscina all'inseguimento di un pallone giallo...un inseguimento che non credevamo così cruento, come invece appare dai suoi racconti: “Ho cominciato la mia attività sportiva con il nuoto, ma a dodici anni il mio percorso agonistico era già senza sbocchi; poiché mio padre era allenatore di una squadra di pallanuoto maschile a Ispra, mi ha esortato a venire a Varese, dove la squadra femminile aveva bisogno di elementi nuovi. Sono arrivata qui e mi è piaciuto subito tutto! La pallanuoto

è uno sport molto complicato da seguire e molto pesante da giocare, per l'alto tasso di fisicità che comporta, ma la prima cosa che noti è che ti diverti con le tue compagne, e hai uno scopo comune, quello di fare gol, difendere, vincere insieme. Passare dal nuoto ad uno sport di squadra è stata una rivelazione: a differenza di quello individuale, lo sport di squadra ti permette di condividere gioie e dolori dell'agonismo”. Abituati a vedere atlete alte alte, ci sentiamo a nostro agio accanto a Silvia: un fisico davvero notevole, in una quantità di centimetri decisamente normale. Si notano le spalle da nuotatrice, appunto, ma evidentemente anche la pallanuoto, come la pallavolo, non nuoce alla bellezza delle giocatrici, e questo è già un punto

in comune: “ C'è da dire che i miei genitori mi hanno fatto fare molte cose diverse da piccola, proprio per farmi crescere bene... sono due sportivi, mia madre giocava a pallamano in serie A a Siracusa, anche se poi dopo il matrimonio si sono trasferiti qui, e sono nata io... lombarda di nascita e siciliana d'origine”. Anche con la pallavolo Silvia ha un buon rapporto: ha

giocato addirittura il Trofeo delle Regioni, prima attaccante, poi palleggiatrice (“e questo è stato determinante per il mio abbandono... a me piaceva fare punto!”), senza contare che il main sponsor lega la sua squadra a quella di Busto Arsizio, e Silvia qualche volta va a vedere le partite delle cugine pallavoliste, “e mi sento anche in un po' in soggezione, sarà per i centimetri, sarà perché loro sono delle campionesse...”, come se lei, che veste la maglia azzurra e che della sua squadra è il capitano, non lo fosse... “La “fascia” del capitano mi è stata consegnata quest'anno: per me è difficile aver accettato questo compito, che mi ha fatto rinunciare ad altre cose, e ha cambiato i rapporti con alcune persone. È un ruolo di responsabilità, una figura che fa da tramite tra le ragazze e l'allenatore, e segnala le cose che non vanno, anche dal punto di vista tattico. La Nazionale... be', dopo delle buone prestazioni con la Juniores, che però non ci hanno mai visto conquistare una medaglia che non fosse “di legno”, e le prestazioni non proprio splendide delle Seniores negli ultimi tempi, c'è una gran voglia di riscatto, anche perché la Nazionale è il veicolo più importante per portare alla pallanuoto nuovo pubblico... sarebbe bello vincere qualche cosa dopo tanti sacrifici. Dalla medaglia di Atene non ci sono stati più successi: una squadra come quella non ci potrà essere di nuovo, ma con l'allenamento e la grinta che ci mettiamo in acqua, potremo arrivare a fare qualcosa di buono. Ad oggi, la nazionale è tutta composta da ragazze molto giovani, stiamo lavorando per le Olimpiadi, per fare qualcosa di importante. Siamo una squadra molto molto giovane, abbiamo tempo per crescere”. Ma perché proprio la pallanuoto, e non un'altra disciplina sportiva? Quali sono le emozioni che Silvia trova in vasca e non altrove, su un taraflex o su un parquet? “Una delle cose che non mi convinceva della pallavolo era l'assenza del contatto fisico con l'avversario: nella pallanuoto invece,

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