BLOODY SPIKE, SETTIMA PUNTATA

 

Simona ascoltò con la testa appoggiata ai palmi delle mani. I gomiti ben piantati, sulla superficie lucida della scrivania. Lasciò quella posizione con un sospiro sommesso, dondolandosi sulla poltrona. Le mani aggrappate ai braccioli.
Si levò in piedi, portandosi alle spalle di Giorgio. Da quella posizione poteva vedere, dietro la sua nuca, le cicatrici della strana incisione lasciata dall'assassino. Schioccò un bacio delicato sopra di essa, cingendo le braccia al collo di Giorgio.

- Non ti muovere, torno subito.

Senza voltarsi, il giornalista udì il ticchettio dei passi e il cigolio della porta. Un leggero click, annunciò l'uscita della donna. Rimase seduto ancora qualche istante, fissando la foto del presidente della Repubblica. Poi iniziò a passeggiare per l'ufficio e intorno alla scrivania di Simona.
L'intermittenza dello screensaver indicava il computer acceso, ma resistette alla tentazione di visualizzarne il contenuto. Prese in mano una fotografia, incorniciata in legno, accanto allo schermo. Immortalava la Martini sorridente in mezzo ad un uomo ed una donna, con il classico copricapo universitario in testa. La donna accanto a lei, praticamente identica ma con i capelli neri ed una trentina di anni in più. L'uomo invece mostrava lo stesso sorriso. I genitori di Simona, dedusse.
Un occhiata all'orologio. Erano trascorsi quindici minuti ed aveva voglia di una sigaretta. Spalancando la finestra vide le auto in coda , lungo la via Fatebenfratelli, come dei giganteschi serpenti di metallo Improvvisamente la porta dell'ufficio, si spalancò.
- E' vietato fumare, negli uffici! -, la voce perentoria dell'agente, lo spinse a gettare immediatamente nel vuoto la sigaretta, appena iniziata.
- Mi segua, per favore.
Senza dire nulla, Giorgio seguì il poliziotto lungo gli infiniti corridoi del UACV. Entrando in ascensore il poliziotto, digitò il tasto -1. A differenza del piano superiore, la zona era praticamente deserta. Scorse dei laboratori, probabilmente della scientifica. Davanti ad una porta di ferro, il suo accompagnatore bussò e senza attendere risposta girò la maniglia. Sulla targhetta c'era scritto SALA INTERROGATORI
Simona seduta su una specie di cattedra, discuteva con il maresciallo Raillo appoggiato con lo schienale della sedia ad un muro di mattonelle rosse, completamente spoglio.
Perché era in quella stanza? Sarebbe stato meglio tacere, ognuno di noi dovrebbe tenere per sé i propri fantasmi. Decise di non rivelare più nulla. Non avrebbe raccontato che Robert Delacroix, l'uomo su cui infierì, era inchiodato su una sedia a rotelle. Né che Melissa ogni anno, per il suo compleanno, spediva una lettera di auguri, ringraziandolo per averla liberata da quell'aguzzino.
Non appena l'agente chiuse la porta, il maresciallo si accovacciò sotto il tavolo, prendendo una borsa in pelle marrone.
Una fitta proveniente dalla cicatrice sulla testa, scosse Giorgio,come un avvertimento. Dalla borsa uscirono documenti e fotografie, quelle delle donne uccise. Sopra la pila di carta, il palmo della mano dell'ispettrice Martini
- E questi cosa sono?
- I verbali, i referti, tutta la documentazione dei delitti.
- Un altro interrogatorio...
- Sei qui, perché i muri sono insonorizzati. Non ci sono telefoni e videocamere. Insomma è un area sicura.
- Sicura? Parli come una cospiratrice, ma cosa succede?
- Semplicemente che siamo lontani da occhi indiscreti, dottor Ferri. Lei non è un indagato ma nemmeno un funzionario di polizia, meglio parlare tra di noi -. La voce calda e monocorde del maresciallo Raillo, sembrava giungere da altri mondi.
- Maresciallo allora lei parla.
- Giorgio non te la prendere con Carlo. Le cose stanno così : Gilardini sta interrogando decine di persone, senza un'idea precisa di come proseguire le indagini, addossando ogni responsabilità alla mia unità.
 

- Quindi, io in tutto questo cosa c'entro?
- Per potermi fregare mi ha dato autorizzazione di organizzare una task-force.
- Non mi sembra una fregatura.
- Non è finita qui. Devo portare dei risultati entro un mese. Per risultati, intendo dire un arresto e confezionare un impianto accusatorio inattaccabile. Se fallisco, avrò una splendida carriera nella Polfer.
- Interessante questa tua predisposizione al masochismo, si vede che da piccola giocavi con i trenini. Il punto è sempre quello : io cosa...
Giorgio interruppe la frase, sgranando gli occhi. Aveva la stessa espressione, di chi viene morso da un serpente. Comprese il motivo di quella strana riunione.
- No, Simona. Non ci pensare assolutamente. È da escludere ! Io ho chiuso con i delitti, i profili e i maniaci psicotici.
- Che cosa hai da perdere Giorgio? Voglio gente competente con la capacità di vedere oltre al proprio naso.
- Ci sono un sacco di poliziotti in gamba, non credo che tu abbia bisogno di me.
Simona volse lo sguardo, verso il suo collaboratore che, come ad un segnale prestabilito, si alzò dirigendosi verso la porta.
-Signori ora devo andare. Dottor Ferri...
Giorgio, alzò stancamente una mano in cenno di saluto.
-Non mancano i bravi poliziotti, è vero.
Il discorso fu ripreso bruscamente da Simona.
- Qui non funziona come nei paesi anglosassoni. Prima elaborano una teoria poi cercano di provarla e non viceversa. Ed io ho bisogno di fantasie e genialità, non di funzionari che aspettano una confessione.

- Senti, la cosa non mi riguarda.
- Non ti riguarda? Martina Rocchi, non ti riguarda? Da quanti anni la conoscevi, Giorgio? Eppure eri là. Hai visto il suo ventre squarciato.
- Come pretendi di sapere ciò che provo? Il mio dolore non la riporterà in vita. Ho fatto ciò che potevo, collaborando con voi.
- Sai bene che puoi fare di più. Chiudere la porta al mondo, per lasciarci fuori i tuoi sensi di colpa, servirà a ben poco.
- Ne ho le scatole piene, della gente che pretende di sapere come mi sento. Adesso se hai finito, io me ne andrei al giornale.
- Ti chiedo solo di pensarci, qualche giorno
Uscì senza rispondere.

 

***

 

Sull’ampio tavolo ovale, riservato alle riunioni di redazione del Corriere dello Sport, la polvere risaliva creando piccoli vortici.
- Allora Ferri, siamo d’accordo?
Il meeting era iniziato dal almeno un ora. E la domanda che gli rivolse il direttore, lo fece ripiombare nel mondo reale.
- Assolutamente – rispose, con innata faccia tosta.
La giornata era stata inaspettatamente lunga. Tornato a casa, si concesse una Pull Mall sul terrazzino, godendosi le ampie boccate di nicotina e la brezza primaverile della notte milanese.
Si accasciò su una poltroncina in vimini, osservando i lampioni del parco in lontananza. Una fila di lucciole ordinate. Aveva ragione Simona. L’indifferenza e il cinismo, da troppo tempo erano sue fidate compagne di vita. Lo considerava un buon prezzo da pagare per sedare il suo male...
Aveva ragione. Se c’era qualcuno in grado di aiutarla, quello era lui. Perché sapeva pensare come loro. Come i mostri che combatteva.

Era appena dodicenne,quando si divertiva a maltrattare un piccolo disabile. Senza contare le angherie ai cugini più piccoli, quando faceva loro da baby sitter per racimolare un po' di soldi. Laika divenne la nuova vittima del suo sadismo. Il cane di una sua giovane amante. Poi toccò a Delocroix.

Non fu accecato da un raptus. Era lucido quando gli spaccò il cranio, mentre piccoli pezzi di materia celebrale gli schizzavano sul viso. Per ognuno di questi episodi, non provò mai un senso di colpa, un cenno di disgusto. Dormiva tranquillamente, la notte. Un sonno senza sogni. Il sonno dei giusti.

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