SPENSIERATO IMPEGNO
Una domenica mattina piovosa, in un comune alle porte della grande città di Milano, che ancora fatica a svegliarsi...insieme a noi arrivano altre auto, dalle quali scendono alla spicciolata ragazzine in tuta, tutte la stessa; portano sulle spalle il loro borsone e ci indicano l'ingresso della palestra...scene viste tante volte, e solo chi le ha vissute sa che, soprattutto con un tempo così, la tentazione di rimanere a letto, c'è, eccome! Ma insomma, alla fine ci si alza dal letto, anche se si sa bene che la maggior parte dei compagni di scuola dormono ancora...ci si prepara, e si inizia a sentire quel magone nello stomaco, perché...oggi si gioca! Non importa per chi, o contro chi...ne siamo certi, le sensazioni si assomigliano sempre, indipendentemente dal campionato, indipendentemente dall'età. Questa mattina siamo a Cinisello Balsamo, per conoscere l'Under 14 “blu” dell'Auprema Volley, una società conosciuta un po' per caso, per passaparola, ma che si è rivelata una realtà davvero
interessante. Nell'Auprema infatti gioca Sara, la figlia di Giuseppe, l'autore di Bloody Spike, il giallo ambientato nel mondo del volley che viene pubblicato a puntate su questa stessa rivista...eccolo, il passaparola. E siccome noi siamo curiosi, non potevamo farci sfuggire l'occasione. La palestra è quella di una scuola, e solo più tardi, parlando con Stefano Tagliabue, direttore sportivo della società, capiremo che questo fatto non è casuale, perché il rapporto tra l'Auprema Volley e le scuole è molto intenso. Il nostro obiettivo fotografico ritarda l'inizio del riscaldamento, le ragazze sono un po' in imbarazzo all'inizio ma si prestano
volentieri a qualche scatto... la mia impressione, però, è che nella loro testa, in quel momento ci sia veramente solo la partita, e infatti sono decisamente più sciolte appena possono prendere il pallone in mano. Arriva anche la squadra avversaria: inevitabilmente ci sentiamo un po' tifosi, iniziamo a scrutare le “altre” per capire se siano più o meno forti...notiamo che la maggior parte di queste ragazzine ha una buona intesa con i fondamentali, segno che dal punto di vista tecnico già a questo livello ci sono società che fanno davvero un buon lavoro. Ovviamente Sara è un po' la nostra osservata speciale, ma non possiamo certo disturbarla mentre è tanto concentrata sul riscaldamento prima e sulla partita poi;
ci permettiamo però di scambiare due chiacchiere con il suo papà, e di farci raccontare il suo punto di vista sul significato della presenza del volley nella
vita di una ragazza: “La presenza è anche abbastanza ingombrante: Sara si allena tre volte durante la settimana, e in più ci sono le partite di campionato, o le amichevoli, quando il campionato non è ancora iniziato...direi che abbiamo di che parlare! Siccome io non mi intendo poi così tanto di pallavolo, mi faccio istruire da lei sui movimenti in campo, sulla tattica, sul regolamento...soprattutto però, mi interessa il suo stato d'animo: mi sembra cresciuta da quando ha iniziato a giocare a pallavolo, mi sembra diventata più consapevole di se stessa, delle sue possibilità. Dal punto di vista fisico, ha imparato a conoscere meglio il suo corpo, a capire di cosa ha bisogno per crescere bene; dal punto di vista emotivo, ha imparato a confrontarsi con gli altri, a mettersi in gioco. Ovvio, quando sta in panchina c'è un po' di malumore...ma sa bene che anche in quel frangente lei fa parte della squadra, e la sua presenza ha importanza per il gruppo. Proprio questo
spirito di sacrificio non solo per se stessi, ma per una squadra, è a mio avviso la chiave della maturazione per le giovani che fanno questo sport: lottare per un obiettivo comune libera le possibilità individuali e