UN ALTRO PASSO, UN ALTRO ANCORA

 

Dobbiamo dire due volte grazie a Giulia Rondon: una, come sempre, per aver accettato di realizzare questo servizio con noi, l’altro, per averlo fatto in una delle mattinate più fredde che l’inverno ha presentato fin qui. Ma non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di incontrare quella che l’estate azzurra ha eletto come erede di Leo Lo Bianco, titolo che Giulia si sta ampiamente guadagnando a Piacenza, sotto la guida di Caparra con la maglia della Rebecchi Lupa. L’altezza, atipica per una palleggiatrice, dice che Giulia era destinata alla pallavolo, ma come abbiamo sentito dire tante volte, i primi palleggi sono arrivati per caso, anche se in questo caso sarebbe meglio dire per inerzia…: “Le mie compagne di scuola andavano a giocare a pallavolo in una società vicina a casa mia, mia sorella giocava già, e mia mamma, anche per comodità, ha deciso di portare entrambe. Lì per lì mi divertivo soltanto, non pensavo di certo che sarebbe durata così tanto la mia passione per la

pallavolo, e che mi avrebbe portato fin qui”. L’altezza direbbe ancora che Giulia poteva essere una centrale, ma con sorpresa veniamo a sapere che lei non ha mai attaccato: “magari, mi sarebbe piaciuto imparare a farlo! Ma sono cresciuta talmente velocemente, che per evitare che le mie ginocchia mi dessero problemi, mi facevano saltare il meno possibile…e così sono diventata un palleggiatore”. Attraversando l’esperienza del Club

Italia, passando per Cremona e Sassuolo, quella che poteva essere una mancanza si è rivelata invece una fortuna, per Giulia e per il volley italiano: i suoi occhi brillano ancora un po’ dell’oro conquistato in Polonia pochi mesi fa. “La convocazione agli Europei mi ha reso felice: è stata un'estate tosta, piena di impegni, ma l’avevo affrontata bene…non posso dire che me l'aspettassi, però sapevo di aver lavorato bene, e di aver giocato bene le mie chance. Ho partecipato ai Giochi del Mediterraneo, al Torneo di Montreaux, dividendo gli impegni di questo grande gruppo azzurro con Giulia Pincerato… alla fine hanno scelto me a conclusione di questo percorso, ma non mi sento di dire che sono stata effettivamente più brava, non saprei elencarvi i motivi

della scelta: non so esprimere un parere su un palleggiatore, perché so bene quale fatica comporta ogni gesto tecnico, e così qualsiasi gesto facciano gli altri palleggiatori mi sembra straordinario, tutti mi sembrano

bravi”. È vero anche che in Italia si è creata una generazione di giovani palleggiatrici molto promettenti: “Pincerato, Signorile, Corna, Bechis… stiamo dimostrando che investire sui giovani paga sempre. Molte cose le fa il Club Italia, ma per esempio Marta Bechis non esce da quell’esperienza, ma da una società che fa della scommessa sui giovani la sua filosofia, grazie anche al suo allenatore. Ma la cosa non vale solo per le palleggiatrici: pensate a Caterina Bosetti, a quello che sta facendo con Villa Cortese pur essendo davvero giovanissima…o anche a Lucia, con la quale ho giocato a Sassuolo: la ammiro veramente, per la costanza che ha nel mantenere altissimo il livello della sua tecnica, che secondo me resta la cosa più importante…con la tecnica e l’intelligenza puoi superare anche i tuoi limiti fisici”. Una bella opportunità è stata quella di poter osservare Leo Lo Bianco costantemente in allenamento, e imparare molto da lei: “Allenarsi con Leo è stata una delle cose più importanti di questo periodo della mia carriera. Oltre ad essere

molto brava, lei è una che non molla mai, non smette mai di provare a migliorarsi: e poi è forte, proprio forte! A volte, quando la guardo giocare, realizzo che non sbaglia nemmeno un pallone…anche le cose più difficili, come un’alzata in corsa di bagher, se partono dalle sue mani sembrano semplici, risolve molte situazioni in partita. Con me è stata sempre molto carina e prodiga di consigli: facevamo attacco e difesa insieme, ed è

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