LIBERA
Il suo volto, nelle vesti di pallavolista, è già apparso in alcune campagne pubblicitarie, e possiamo capire il motivo osservandola: a Valentina non mancano di certo la bellezza, e quella spontaneità necessaria a rendere questa bellezza più dinamica e frizzante, senza il timore di dover apparire. Iniziando a conoscerla meglio, durante le ore trascorse nella sua casa di Garlasco, in un tranquillo sabato sera in cui fervevano i preparativi per l'inizio del derby di Italia, tra le corse del cagnolino Lapo e lo sguardo curioso della gattina Cassia, abbiamo capito che quella spontaneità, quella capacità di mostrare se stessa senza la preoccupazione di piacere o meno, è una delle sue qualità più belle. Ma andiamo con ordine: innanzitutto, stando accanto a Valentina Cozzi, libero della Crema Volley, direste tutto tranne che di essere accanto ad un libero. Anomalo, per i centimetri che potrebbero anche essere quelli di un
posto quattro, Valentina deve il fatto di indossare la maglietta diversa a quello che ormai, lo abbiamo capito, è un vero scopritore di talenti, uno che sa mettere le persone giuste al posto giusto, ovvero, Luciano Pedullà. L'allenatore dell'Asystel la voleva a Novara già dai primi palleggi, anzi, in questo caso, dai primi bagher, lanciati da Valentina a 13 anni, a Sannazzaro de Burgondi, in serie C, società in cui ha poi militato per 4 anni: “Ho avuto
Luciano come allenatore per il mio primo anno di B1...è stato proprio lui a volermi come libero – almeno teoricamente, perché poi in pratica, a causa di alcuni infortuni che hanno colpito le mie compagne, sono tornata a schiacciare -, ma in realtà mi aveva già cercata a 13 anni, per andare a Novara: avrei giocato in serie C, come attaccante, e mi sarei allenata da libero in serie A. Una proposta da non rifiutare, ma allora ero piccola, non me la sentivo di allontanarmi da casa, ho preferito non rischiare...adesso me ne pento un po', ma non potevo avere allora la consapevolezza che ho oggi”. E così, come spesso accade in questi casi, inizia il viaggio di Valentina nelle società del volley pavese: Sannazzaro de Burgondi, appunto, “dove mi hanno coccolata, e mi sono sentita veramente in famiglia, tanto che il presidente veniva a prendermi per portarmi agli allenamenti e mi riportava a casa!”
Merate, in B2, e poi a Belgioioso per la sua prima esperienza fuori casa, anche se non troppo lontano da casa: è lì che Valentina ritrova Luciano
Pedullà, e consolida la sa tecnica in seconda linea anche se, come ci ha raccontato, non ha potuto metterle troppo in pratica in campo quell'anno. “Mi sono scoperta libero abbastanza naturalmente, è un ruolo in cui mi trovo bene e nel quale posso esprimere tutta la mia grinta, anche quella, in campo, è una cosa naturale! Il punto forte, credo sia la difesa: in B1 è molto bello difendere, si gioca molto d'astuzia e devi essere sempre pronta a spostarti da ogni parte del campo...in A le cose si fanno più complicate per la velocità e la potenza della palla, e infatti ricevere mi piaceva molto di più. Un mio limite invece è il palleggio, ma tanto, da libero, non mi capita mai di palleggiare, faccio tutto in bagher! Il cambio di ruolo comunque mi ha protato fortuna e mi ha dato tante soddisfazioni: dopo Belgioioso, è arrivata l'esperienza di Busto Arsizio, in A2. Una squadra nuova, forte (Luciani al centro, Luraschi al palleggio, solo
per citarne alcune...le abbiamo riviste in una delle foto che non mancano alle pareti della casa di Valentina, soprattutto a mano a mano che ci si avvicina alla sua camera!), che è arrivata in finale sia in Coppa Italia che nei play off, anche se non siamo riuscite a vincere le due competizioni, e siamo state un po' etichettate come le eterne seconde!”. Il momento della vittoria però arriva ben presto: Valentina è a Sassuolo, quell'anno, ancora in A2, e ancora una volta in panchina è seduto Luciano Pedullà. “Quelli di Sassuolo fin qui sono stati gli anni più belli, e sono arrivate tutte le vittorie che non erano arrivate l'anno prima. La Coppa Italia, la promozione in A1, e anche l'anno di A1, hanno reso questa esperienza importante per me, sia dal