BLOODY SPIKE, OTTAVA PUNTATA

 

- Cosa hai detto? Un mese? - Gatti divenne paonazzo - Tu sei matto, non esiste proprio!
- Mettila su questo piano: o accetti la richiesta o le mie dimissioni.
- Mi stai minacciando Giorgio? Guarda che ne trovo di giornalisti, pronti a prendere il tuo posto.
- Certo. Come io troverò un contratto in un altro giornale. Pensi che mi sarà difficile, trovare posto dalla concorrenza?
Il direttore sbuffò come un cinghiale, non riusciva a digerire quel boccone .L'idea di concedere un mese di aspettativa a Giorgio Ferri, ora che la sua collaborazione aveva permesso al quotidiano di superare le vendite della Gazzetta dello Sport, era al di fuori della sua comprensione.
- Forza Gatti, cosa vuoi che sia. Il campionato è al termine, lo scudetto è assegnato. Puoi dormire in pace.
- Almeno posso sapere a cosa diavolo ti serve tutto questo tempo?
- Non lo puoi sapere. Ti assicurò che se le cose andranno per il verso giusto, ti fregherai ancora le mani.

- Ho capito! Un libro. Stai ultimando un altro libro, eh? Potremmo pubblicarne un anteprima...
- Lascia stare. Non ti arrovellare il cervello, che ti fa male. Allora cosa vuoi fare?
- Cosa cazzo vuoi che ti dica. Prenditi questo periodo sabbatico, uomo dei misteri.
- E tu sei un uomo saggio - Giorgio strizzò un occhio. Girò su se stesso, impugnando la maniglia della porta a vetri dell'ufficio.
- Aspetta!
Giorgiò si fermò, con un piede già al di fuori dell' ingresso.
- Almeno un editoriale sulla conclusione della serie A...
- Sì, non preoccuparti. Basta che ti dimentichi di me, per i prossimi trenta giorni.
Attraversò in fretta i locali della redazione, senza salutare nessuno. Del resto non aveva mai avuto un legame profondo, con i colleghi. Era entrato al giornale come una star e i giornalisti lo tolleravano a malapena. Guadagnava più di loro ed era anche più famoso.

Non che la cosa lo turbasse, Considerava almeno la metà dei giornalisti sportivi degli arroganti incompetenti e l'altra metà solo degli individui che preferivano fare quello,piuttosto che lavorare.
Quando uscì dal grattacielo di piazza della Repubblica, sede delle principali testate giornalistiche nazionali, guardò le strade tra auto e cantieri di manutenzione. Quando andava in redazione, utilizzava sempre la metropolitana. L’appuntamento con Simona alla Questura, sarebbe stato fra un'ora. Avrebbe potuto andarci anche a piedi, erano pochi chilometri da dove si trovava. Attraversò una Stazione Centrale, ricca di eterogenea umanità. Sotto il porticato nella zona del parcheggio taxi, addossati ad una colonna, un uomo ed una donna si confondevano in un abbraccio disperato. Le loro lacrime preannunciavano una partenza. Chi dei due avrebbe preso il treno? Forse sarebbe stato un addio. Non aveva più incontrato Simona, da quel rendez-vois infuocato a casa sua, quasi una settimana fa. Avrebbe potuto lavorare con lei al caso, e continuare la relazione allo stesso tempo?

 

***

 

I pensieri alleggerirono il suo passo, tanto da ritrovarsi in via Fatebenefratelli come se ne fosse trasmigrato, da un punto all’altro della città. Dopo aver ottemperato, alle solite burocratiche operazioni di accesso in portineria, giunse davanti alla stanza 154, presso la sede dell’ Uacv.
Insieme alla vice-ispettrice e al’ineffabile maresciallo, nella stanza c’erano anche due sconosciuti. Anticipando le domande di Giorgio, Simona fece le presentazioni.

- Ti presento il sovrintendente capo Roberto Malacarne, biologo del reparto di Analisi Scena del Crimine, è un veterano. E’ nell’organico dell’UACV da quando è stata creata, nel 1994. Mentre lui è Stefano Cavedini, tecnico informatico della divisione progetto e Sviluppo. L’agente Cavedini, lavora con noi da solo due anni ma è un mago del RitriDec.
- E’un programma che permette di ricostruire tridimensionalmente, l’evento criminale, spiegò Il giovanotto intorno ai venticinque anni, che indossava una t-shirt rosa della Rifle, senza il camice d’ordinanza, di almeno una taglia più grande, che rendeva la sua corporatura ancora più esile. - Una realtà virtuale, una specie di videogioco.

Capelli a spazzola neri, luccicanti di gel e un paio di occhiali da vista, rettangolari neri. Si torceva le mani, mostrando un certo disagio. Desiderava mostrare la sua competenza per nascondere l’inesperienza.

Il collega biologo scrutava Giorgio, con curiosità. I capelli lisci ed ordinati, striati di grigio, quasi fino alle spalle, erano il vezzo giovanilistico di un uomo maturo. La leggere prominenza della pancia, sotto il camice, indicava però una certa avversione per l’attività sportiva.
Indicò il giornalista con l’indice:

– E’ vero che ha lavorato per l’ FBI, dottor Ferri?
- Veramente ne ho solo frequentato i corsi di specializzazione. Ero un consulente della polizia canadese.
- Mm…peccato.
- Mi dispiace deluderla.
- Be', sa com’è. Non penso che il Canada sia un territorio zeppo di criminali.
- Pensa male, Malacarne. Pensa male.
Giorgio intuì che il sovraintendente, lo considerava un intruso.
- Bene. Esauriti i convenevoli, che ne dite di iniziare a lavorare?
- Ben detto, ispettore. Anzi meglio cancellarli del tutto. Poiché dovremo lavorare insieme, è meglio darci del tu. Naturalmente se siete d’accordo.
Simona Martini accettò immediatamente. Trattare Marco come un estraneo, l’avrebbe messa in difficoltà. Stefano Cavedini, accettò con entusiasmo sentendosi immediatamente accettato dal gruppo. Il sovraintendente Malacarne, bofonchiò un sommesso sì.

La stanza in cui erano riuniti era stata ricavata da un laboratorio inutilizzato. Sessanta metri quadri di forma rettangolare con una piccola finestra, dalla quale si intravedevano le caviglie dei poliziotti, intenti ad attraversare il cortile della questura. Giorgio aveva la fronte imperlata di sudore, si preannunciava una bella giornata di sole ma l’impianto di climatizzazione, sbuffava aria a singhiozzo.
Una lavagna bianca, fissata ad una delle pareti si estendeva per tutta la lunghezza della stanza, una ricoperta da una ventina di foto. Immortalavano i corpi senza vita di Martina Rocchi e Ana Maleskaja. Seduti intorno al tavolo, posto nel mezzo, i presenti iniziarono a sfogliare le due pile di fascicoli appoggiati sul piano di laminato.
Il sovraintendente Malacarne, fece un gesto circolare con l’indice della mano destra.
- Ma quelle a che servono?
- Le foto? Un suggerimento di Giorgio, rispose Simona
- Un americanata...
- Le foto, signori, ci servono per non dimenticare. In Canada utilizzavamo questo metodo, come l’ FBI. Purtroppo i telefilm polizieschi, ci portano a credere che siano solo un effetto scenico.
- Non dimenticare? Non dimenticare che cosa?
- Le vittime, Stefano. Non dimenticare che potranno essercene altre, molto presto. Guardare queste foto, non ci aiuterà a dormire, perché non potremo permettercelo.

 

***

 

Un silenzio assordante, invase il locale. Simona Martini riprese il comando delle operazioni.
 

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