ESSERE YAMI

 

Al PalaYamamay è impossibile non notarla: lei è un po’ la padrona di casa, arriva presto in campo, saluta il pubblico, si sofferma a giocare con i bimbi presenti sulle tribune, manda baci, sgambetta qua e là…anzi, sarebbe meglio dire svolazza, perché lei è una farfalla, come le farfalle della Yamamay Busto Arsizio…o meglio, sono le giocatrici ad essere farfalle come lei, perché lei, Yami, di questa squadra è la mascotte ufficiale, una sorta di cartoon-immagine della società, che prende corpo ogni domenica, per accogliere in campo giocatrici e spettatori.
Yami ha gli occhi verdi e grandi, il sorriso sempre pronto, una dolcissima espressione che non può non suscitare simpatia… è coloratissima, e per questo è per lo più amata dai più piccoli, a meno non si spaventino per il fatto di avere a che fare con un personaggio in carne ed ossa…Yami ha un cuore che batte, un cuore da tifosa gentile, leggera, esuberante…è raro sentire la sua

voce, ma vi assicuriamo che è come ve la immaginate: sottile, carina, discreta. Yami…o Federica? Eh sì, perché Federica è il nome di chi anima Yami, e guarda caso, tra le due c’è anche una certa somiglianza: gli occhioni, il sorriso, la dolcezza, la simpatia…come se l’avessero scelta apposta, Federica, per diventare Yami, come accade in quei cartoni animati della nostra infanzia per cui una ragazzina “qualsiasi” diventa,

attraverso una magia, l’eroina della situazione. E invece: “Sono diventata Yami per puro caso. Non ero appassionata di pallavolo, perché ho sempre fatto della danza la mia grande passione. Non sapevo nemmeno che a Busto ci fosse una squadra così importante! Tramite un’amica che ha sempre lavorato per la Yamamay come hostess, ragazza immagine, ho saputo che la società cercava figure analoghe per la campagna abbonamenti e mi sono interessata, ma proprio mentre mi stava spiegando di cosa si trattasse, la mia amica riceve un messaggio dall’addetto stampa con la proposta, indirizzata a me, di diventare la mascotte della squadra. Ho debuttato a settembre in centro città, proprio per la campagna abbonamenti, sono piaciuta a tutti,

e mi sono divertita tantissimo! Da lì in poi, ho una seconda identità!”. L’identificazione di Yami e Fede è progressiva e spontanea: più Federica entra nel personaggio e si appassiona, più Yami acquista una vita propria,

un suo carattere riconoscibile. Entrambe cambiano un po’: “Io per esempio ho cambiato il mio rapporto con la pallavolo. Ho scoperto un mondo, e delle persone fantastiche, anche grazie ad una società straordinaria, un ambiente sereno nel quale sono coccolata, e mentre all’inizio per me vestire i panni di Yami era un lavoro, adesso è una passione, mi diverte, e mi coinvolge, per cui non posso non tifare per la Yamamay! Ho iniziato a seguire la squadra anche in trasferta, ma da Federica però, perché Yami gioca solo in casa”. Certo, ci vuole una certa sensibilità per leggere in questo piccolo impegno qualcosa di così motivante e appassionante…bisogna che quegli occhioni siano aperti sul mondo, piccolo o grande, che li circonda. Federica ha studiato

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