ASSIST (WO)MAN
Se indossasse un maglia viola, e avesse il numero dieci sulle spalle, sarebbe ancor di più sulle orme dei suoi idoli, Roberto Baggio e Giancarlo Antognoni, al quale dicono anche che assomigli...non esteticamente, come potete vedere da queste immagini. Ma per Alessandra Nencioni i piedi buoni sono un dono di natura, e visto che si parla di calcio, e non di volley, è una fortuna per la Fiammamonza (www.fiammamonza.it) averla tra le atlete della squadra di A, dalla scorsa stagione. Nata e cresciuta, anche calcisticamente, nel comune di Firenze, prima nella squadra di Rovezzano, poi nella Fiorentina, Alessandra scopre il calcio piuttosto presto, e in un modo che immaginiamo abbastanza consueto per le ragazze che si avvicinano a questo sport: insieme al fratello maggiore, si ritrovava spesso in cortile a prendere a calci un pallone con il nonno. Nel frattempo, Alessandra è
spesso anche in piscina...una bimba sportiva, alla quale piace anche sciare, giocare a tennis... “Nel nuoto ero brava e mi hanno fatto fare da subito gare agonistiche ma mia mamma non era d'accordo, pensava che fossi troppo piccola per avere un impegno così grande, avendo all'epoca solo 6 anni, e poi a me piaceva giocare al calcio! E così, quando mio fratello ha iniziato a giocare in una società sportiva, io, che lo imitavo in
tutto e per tutto, l'ho seguito, e poi non ho più smesso”. Meglio il calcio del nuoto, pensò evidentemente la mamma di Alessandra, che ormai era anche un po' cresciuta, e si divertiva: “I miei genitori mi hanno sempre appoggiata e mi portavano sempre alle partite e agli allenamenti, per loro non era strano a vere una bambina che giocava a pallone...i miei amici invece, all'inizio non credevano che una ragazza potesse e sapesse giocare a calcio, quindi quando mancava qualcuno per la partita a scuola e io mi offrivo per sostituirlo in campo, non mi davano molto credito...dopo che avermi vista giocare, però, ero sempre la più richiesta!”. Destino condiviso da molte ragazzine italiane, e spesso senza il lieto fine che invece è toccato ad Alessandra: “In Italia è luogo comune pensare che una ragazza non possa giocare al calcio:
Si crede che le donne non l'abbiano nelle loro corde. In effetti, dal punto di vista fisico, i movimenti del calcio sono più naturale per un ragazzo che per
una ragazza, come forse quelli del volley sono più facili al femminile che al maschile. Penso che sarebbe opportuno che le ragazze comincino a giocare con i maschi, e poi proseguano in un team tutto loro: io alleno una squadra di pulcine qua a Monza, e noto alcune differenze: nella corsa, ad esempio, o in alcuni modi di approcciare al pallone i maschietti alcuni atteggiamenti ce li hanno nel angue, e giocando insieme anche le bambine potrebbero apprenderli. Io, per esempio, ho giocato fino a 14 anni con i maschi e credo di averci guadagnato! Ovviamente le differenze tra calcio femminile e maschile ci saranno sempre, le donne sicuramente non riusciranno mai a calciare più forte di un uomo, ma è giusto così, sono due modi di giocare differenti, ma ugualmente affascinanti”. Eppure, i sacrifici sono gli stessi per tutti: anche il calcio femminile manca di una dimensione professionistica, e come le pallavoliste, anche queste ragazze pensano a costruirsi un futuro
parallelamente alla loro attività sportiva: “Il mio tempo libero è molto poco perché studio, frequento Ingegneria biomedica. Durante il giorno sono in università, mentre la sera sono qui al campo a fare gli allenamenti e quindi non ho molto tempo per dedicarmi ad altro. Ho studiato per un po' di anni pianoforte, ma poi ho smesso perché non riuscivo a stare dietro sia allo studio sia al calcio sia al pianoforte, ho dovuto fare una scelta...mi piace anche molto leggere, cose di qualsiasi genere, basta che il libro sia ben scritto e interessante. I sacrifici sono stati tanti, sin da quando ero ragazzina...ma non mi sono pesati, perché davvero giocare a calcio mi