“Donne e Sport nell’Italia del futuro: senza barriere”

La testimonianza di Marco Bonitta sulla “parità” tra uomini e donne nel mondo della pallavolo
di Lorenzo D’Ilario

Si è svolto giovedì 12 novembre, al Salone d’Onore del CONI, a Roma, un importante convegno sulla presenza femminile nello sport italiano e sulle barriere culturali che ancora ne ostacolano lo sviluppo.

Ad aprire i lavori di “Donne e Sport nell’Italia del futuro: senza barriere” è stato il presidente del CONI Giovanni Malagò, che ha dimostrato grande sensibilità al problema e si è detto totalmente disponibile ad accelerare per arrivare ad una svolta. Rivendicando di aver sempre sostenuto la candidatura femminile nelle uniche situazioni in cui era nelle condizioni di poter intervenire, il presidente del CONI si è soffermato sulla capacità delle donne di essere parte attiva nella rappresentanza e di arrivare ai vertici, anche dirigenziali, dello sport: “essere donna non vuol dire automaticamente avere diritti nel nostro mondo e negli altri ambiti: bisogna studiare, dimostrare preparazione e soprattutto avere il coraggio di sottoporsi a dinamiche elettorali”.

Il dibattito, moderato dal direttore di Sky TG24 Sarah Varetto, ha visto la partecipazione di famose campionesse dello sport italiano, come Manuela Di Centa, Valentina Vezzali e Diana Bianchedi e di altre figure di spicco del mondo dello sport in tutti i campi, come il direttore generale della FIGC Michele Uva, l’allenatore della nazionale italiana femminile di pallavolo Marco Bonitta e il giornalista sportivo Franco Arturi.

bonittaParticolarmente preziosa la testimonianza di Marco Bonitta, alla guida della nazionale femminile dal 2001 al 2006, con cui vinse la medaglia d’argento agli Europei nel 2001 e nel 2005 ed il Mondiale del 2002, e dal 2014 ad oggi. Il Commissario Tecnico ha subito precisato che anche nel mondo della pallavolo, non diversamente dagli altri sport, c’è ancora tanto da lavorare per superare il ritardo culturale nelle pari opportunità tra uomini e donne: “Come Federazione abbiamo più praticanti femminili che maschili ma ancora non c’è parità culturale tra uomini e donne”. Proprio per questo motivo poche pallavoliste in attività immaginano di sedersi in panchina in futuro ad allenare e non potranno mai esserci vocazioni senza una spinta culturale. “Io ho cominciato ad allenare uomini e poi sono passato alle donne. Fu un passaggio spontaneo”: l’auspicio dell’allenatore romagnolo è che un domani sia data la possibilità anche alle donne di condurre una Nazionale alla vittoria di un Mondiale e di togliersi tante belle soddisfazioni alla guida di una squadra di club maschile o femminile.

In seguito Marco Bonitta ha raccontato, con particolare emozione e soddisfazione, un aneddoto del raduno di Urbino del giugno 2001 in vista delle qualificazioni ai Mondiali che si sarebbero disputati in Germania l’anno seguente: “Durante la preparazione alla qualificazione mondiale le ragazze scioperarono, incassando la mia solidarietà, perché non trovavano un accordo con la dirigenza federale che rimandava in continuazione la questione dei premi”. Con tanta forza e determinazione le ragazze passarono un’intera giornata chiuse nelle loro stanze d’albergo, senza presentarsi in palestra per l’allenamento. Il giorno dopo la federazione finalmente si decise a stabilire i premi. “Questo episodio ha dato un valore straordinario al gruppo, io ero al loro fianco e si è creata una empatia particolare, che in campo ha dato risultati eccezionali”:

L’allenatore della nazionale femminile di volley ha così rivelato il segreto del successo nel Mondiale del 2002. La formazione vittoriosa in finale contro gli Stati Uniti era composta da Simona Rinieri, Elisa Togut, Manuela Leggeri, Sara Anzanello, Paola Paggi, Darina Mifkova, Francesca Piccinini, Rachele Sangiuliano, Eleonora Lo Bianco, Valentina Borrelli, Anna Vania Mello e Paola Cardullo. “Le ragazze volevano semplicemente essere riconosciute come gruppo di professioniste”, ha concluso il CT azzurro. Dal raduno di Urbino del 2001 ad oggi, al di là della questione dei premi, le barriere culturali tra uomini e donne non sono state abbattute neanche nel mondo della pallavolo. Alla luce dei sacrifici che compiono giorno dopo giorno e dei risultati che rendono orgogliose di loro una nazione intera, come si può dar torto alle donne dell’Italvolley?

(foto FIVB)