Donne e sport: perché fare una classifica delle più belle?

CUS TORINO (2)Il dibattito sulle donne nella società da moderna è sempre interessante e ricco di punti di vista differenti: c’è chi parla ancora di “sesso debole”, chi di quote rosa come strumento per limitare le disparità nel mondo del lavoro, chi sostiene che nel 2015 il cliché della donna bella e stupida sia completamente superato. Nel mondo dello sport si vive un momento di forte crescita per il movimento femminile, che a tutti i livelli propone atlete di primo piano che hanno raggiunto una notorietà e un livello professionale che non hanno nulla da invidiare a quello del settore maschile. Un successo dovuto all’abilità delle atlete, alle dure ore di allenamento passate in palestra o sui campi di gioco e alla tenacia che le ha portate a competere ai massimi livelli.

Tutte queste considerazioni però cadono miseramente di fronte a articoli simili a quello recentemente pubblicato su Repubblica.it, nel quale viene riproposta una classifica delle 20 atlete più belle del 2015 secondo il sito TheRichest. Nell’articolo si specifica che la selezione avviene non solo sulla base dell’aspetto fisico ma anche dell’intelligenza e della dedizione, concetti che cozzano terribilmente con il titolo dell’articolo: non le atlete più brave, non le atlete più vincenti ma bensì le atlete più belle.

Schermata_2015_12_01_alle_12_38_47Parliamoci chiaro, nessuno vuole fare del falso moralismo e dire che non si può parlare della bellezza delle atlete perché degradante o sessista, ma perché classificarle in questo modo e non per i risultati sportivi? Perché normalmente questo tipo di classifiche riguarda le donne e non gli uomini?

Passi che sul sito canadese vengano pubblicate classifiche di ogni tipo, anche riguardanti argomenti da tabloid, ma che senso ha riportare questa notizia in particolare su uno dei principali siti d’informazione del Paese?

Passi anche il fatto che nella classifica non compare nemmeno una pallavolista, nonostante anche nel mondo del volley non manchino atlete dal fascino straordinario, ma rimane lo stesso il fatto che le atlete dovrebbero godere di un maggior rispetto e ed essere citate per i loro risultati sportivi e non solo per le foto che attirano i click degli utenti.

francesca-piccininiAnche perché di storie di atlete di successo ce ne sarebbero da raccontare, come per esempio fatto con la recente dichiarazione, riportata anche da Repubblica, di una delle pallavoliste più forti di sempre: Francesca Piccinini ha infatti toccato un tema molto sensibile come quello dell’evoluzione nel comportamento delle atlete più giovani, affermando che la nuova generazione di giocatrici ha un atteggiamento poco rispettoso all’interno dello spogliatoio: “Hanno la lingua lunga e il cellulare ultimo modello sempre sotto gli occhi. A 18 anni rispondono a muso duro a quelli di 40, io quando ne avevo 18 ascoltavo e sapevo stare al mio posto. Io capisco la voglia di essere giovani e sfrontati, ma bisogna avere rispetto. Soprattutto quando non hai ancora vinto niente nella vita. E comunque il rispetto serve anche se hai avuto successo”.

Analizzando questa dichiarazione è facile intuire come anche i media abbiano un forte impatto sulle giovani pallavoliste e il fatto di classificarle in base alla loro bellezza piuttosto che rispetto alla loro professionalità non aiuta certo il percorso di crescita.

Sarebbe bello trovare sui giornali storie di atlete come l’olandese Fatima Moreira de Melo, ex giocatrice professionista di hockey su prato e tre volte medaglia d’oro alle Olimpiadi, nonché campionessa del Mondo con la sua Nazionale.

Fatima Moreiro de Melo  Foto en copyright: Leo Vogelzang bv

Fatima Moreiro de Melo
Foto en copyright: Leo Vogelzang bv

Votata come personaggio sportivo dell’anno di Rotterdam nel 2006, la de Melo ha portato avanti numerose attività alla fine della sua carriera agonistica, utilizzando la sua intelligenza e determinazione: è infatti diventata una giocatrice di poker sportivo, ambiente prettamente maschile, riuscendo anche ad entrare nel Team Poker Stars. Inoltre è ambasciatrice di Right to Play, un’associazione umanitaria che promuove e sostiene il diritto dei bambini di giocare, anche nelle aree più povere e sottosviluppate del mondo, come per esempio l’Uganda, stato nel quale l’ex giocatrice di hockey si è recentemente recata per vedere con i suoi occhi le condizioni disumane nelle quali sono costretti a vivere i bambini e per cercare, con la sua testimonianza, di sensibilizzare l’opinione pubblica su quest’argomento.

 

Ma si sa, queste sono storie che magari non attirano il pubblico, che non fanno vendere copie dei giornali o che non attirano visitatori sul sito web: meglio rifugiarsi in qualche pettegolezzo o notizia virale, come le défaillance dell’ultima Miss Italia Alice Sabatini, che tradita dell’emozione di trovarsi davanti alle telecamere ha magari detto qualche stupidaggine, poi sapientemente estrapolata dal contesto e utilizzata ad hoc per una campagna denigratoria a dir poco vergognosa. E poco importate se la diciannovenne laziale è una giocatrice professionista di basket, studentessa di Chimica e Tecnologia farmaceutica.