Dopati di superficialità

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di Miky Orione

Due premesse imprescindibili.

La prima. Chi ama lo sport non può che combattere con ogni mezzo e condannare senza riserva e senza indugio ogni forma di doping; una pratica che ancor prima di un reato rappresenta la “morte violenta” dell’etica sportiva, soffocando valori cardini quali lealtà, rispetto per l’avversario e per la competizione.

Seconda premessa. Il difficilissimo ruolo giudicante spetta alle Autorità competenti e come altri ambiti della vita, essendo nato in uno stato di diritto, ritengo ogni persona innocente fino a prova (e controprova) contraria.

Detto questo sono molti gli spunti di riflessione che da semplice appassionato tifoso mi ha suggerito questo nuovo scandalo doping.

Anzitutto rifletto sulla superficialità, per usare un eufemismo, con cui certi organi di stampa hanno gestito e diffuso la notizia. Superficialità che ha consentito, volontariamente o involontariamente, di associare la positività al doping di una atleta ad un gruppo, quello della Nazionale Femminile di Volley, che non solo è sempre stato estraneo a tali vicende ma i cui singoli sono stati negli anni protagonisti di una ferma campagna di sensibilizzazione sul tema

Credo che associare le immagini delle 12 ragazze di Bonitta al doping sia stato molto più di un errore. E’ stato gettare fango su un gruppo i cui valori di lealtà, rispetto e correttezza, non avrebbero mai dovuto essere messi in discussione.

Poco importa chi ha associato la notizia “pallavolista positiva al doping” all’immagine di quel gruppo. Un giornalista frettoloso di fare lo scoop? Un blogger desideroso di notorietà? Non importa. Almeno per me. Chi l’ha fatto ha commesso un errore gravissimo che ha leso l’immagine di uno sport e soprattutto quello di 12 atlete che sono anzitutto donne di valore e di valori.

Come sempre la smentita al titolone in carattere arial 50 è arrivata da più parti con un occhiello in carattere cirillico 8. Come sempre nessuno pagherà.

Ferme restando le premesse iniziali poi altra riflessione: dal momento che la sostanza dopante che sembrerebbe emersa dalle analisi sull’atleta può essere contenuta in una pomata cicatrizzante, può essere corretto specificarlo?

Sia ben chiaro non esiste un doping di serie a e uno di serie b. La leggerezza e la superficialità anche fra gli atleti deve essere, purtroppo e a malincuore, condannata.

Credo però che almeno umanamente (magra consolazione) risultare positivi al doping per aver ingerito “pasticche” o essersi spalmati un crema cicatrizzante (magari per curare una ferita!) possa cambiare la gravità del gesto. Tanto più se chi risulta positivo era stato chiamato a sostenere un mese prima altri due controlli risultati negativi.

Ultimo pensiero. Con il massimo rispetto per tutti i medici sportivi e con l’ignoranza del cittadino medio in materia di controlli, doping e similari: se escludo il dolo e la volontarietà dell’atleta, vedo responsabilità oggettive di chi, quella sostanza proibita che pare così comune, avrebbe dovuto segnalarla con maggiore efficacia. Leggerezza e superficialità? Non lo so. Lo diranno, forse le sentenze.

Nel frattempo una sola certezza: il doping è il cancro dello sport. E in questa difficilissima battaglia superficiali e distratti, di ogni categoria, fanno il gioco del nemico.

A proposito di giochi: buone, pulite, leali, Olimpiadi…

Con il cuore sempre!