#EuroU16, la parola al CT D’Aniello

CHIAVENNA – Buona, buonissima la prima per la neonata Nazionale italiana Under 16 di volley femminile. Qualificazione agli Europei di categoria, programmati dalla Cev per la prima volta nella storia della pallavolo continentale per l’estate 2017 in Bulgaria, centrata al primo colpo nel quadrangolare ospitato in casa, senza cedere un set e, soprattutto, mettendo in mostra un considerevole divario sulle pari età di Belgio, Olanda e Spagna.

Infatti, ancor più del percorso netto di risultati dell’Italia, che ha realmente limitato a poche manciate di scambi i momenti di difficoltà incontrati nella tre giorni chiavennasca, a impressionare è stata proprio la qualità delle azzurrine, in primis dal punto di vista tecnico. Un dato interessante soprattutto in considerazione della giovanissima età delle rappresentative in campo e del debutto a livello internazionale della categoria Under 16, che di fatto si inserisce come fascia d’età di ingresso sotto le storiche Pre-Juniores (Under 18) e Juniores (Under 20).

13719508_634320320065935_3390582702963874630_oPasquale D’Aniello, tecnico campano che alla regione di origine e ad Aversa in particolare ha legato una decennale storia pallavolistica iniziata in panchina da giovanissimo e proseguita con profitto e risultati attraverso le categorie giovanili e i campionati regionali e nazionali, ha guidato l’Italia Under 16 alla qualificazione di Chiavenna da Ct.

Ma non solo: insieme al vice Oscar Maghella è stato il protagonista principale della ricerca e della selezione delle giocatrici sull’intero territorio nazionale. Con lui, dunque, ripercorriamo a ritroso il percorso che è approdato a Chiavenna attraverso le numerose tappe precedenti.

“Relativamente al torneo di Chiavenna – analizza D’Aniello – sono molto contento del fatto che la squadra ha interpretato alla perfezione le indicazioni che si possono fornire a questa età.

Credo che abbiamo svolto un discreto lavoro, perché mettere insieme tante individualità di tanto diverse provenienze e farle diventare una squadra non è una cosa facile nei pochi giorni avuti a disposizione. Però devo dire che le ragazze sono state bravissime fin dal primo momento in cui sono entrate in collegiale a calarsi in questa situazione ed a far rendere al meglio il lavoro. Quindi veramente complimenti a loro per aver saputo gestire la tensione dell’appuntamento e mantenere l’intensità giusta”.

Raccontiamo il percorso che ha portato alla selezione della prima Nazionale di categoria Under 16 della nostra federazione.

“Intanto: la Nazionale è Under 16, ma di fatto le giocatrici escono dalla categoria Under 14 della stagione appena conclusa, con ragazze tutte dell’anno 2002. Abbiamo intrapreso un progetto su tutte le regioni d’Italia, chiamato Progetto Talenti, e io ed Oscar Maghella siamo stati in giro per tutto il paese a cercare le ragazze di questa fascia d’età. Le abbiamo individuate, quindi abbiamo svolto due stage nazionali a Milano in cui le abbiamo radunate insieme, dopodiché abbiamo scelto le 14 che sono state per nove giorni in collegiale a Formia e Minturno. Infine ci siamo preparati per questo torneo di qualificazione e adesso questo gruppo dovrà affrontare i primi campionati d’Europa di categoria Under 16 nell’estate 2017”.

Di che bacino di giocatrici parliamo per la categoria in questione?
“Complessivamente quest’anno abbiamo visto circa 700 ragazze, alcune anche in età più giovane quindi 2003. Poi, per una scelta di natura federale stante la già giovanissima età di questo gruppo, abbiamo pensato che fosse opportuno non contare anche sulle 2003 per questi primi appuntamenti. Comunque c’è anche una parte di ragazze 2003 che andremo sicuramente a rivedere la prossima stagione. Da qui in avanti, cercheremo di far sì che queste ragazze possano fare ancora meglio crescendo. È chiaro che abbiamo fatto un primo step e adesso ce ne aspettano altri sicuramente più complicati perché avremo a che fare con nazionali ancora più forti di quelle contro cui abbiamo giocato finora”.

Trattandosi di una categoria al debutto internazionale, viene da pensare che non ci siano grandi punti di riferimento ai quali ancorarsi per preparare una gara o un torneo.

“Anche per noi questa manifestazione era tutta una sorpresa. Noi sappiamo, e lo dico con una punta d’orgoglio, che il nostro movimento italiano è una miniera d’oro e si riescono a trovare grandissimi talenti in tutte le fasce di età. Questa è probabilmente la nazionale più giovane che sia mai stata composta, perché io a memoria non ricordo di ragazzine dell’Under 14 impegnate a livello internazionale, siamo sotto l’età della selezione regionale e c’è addirittura gente che ancora non ha compiuto il quattordicesimo anno. Quindi la difficoltà sta soprattutto nel fatto che ci muovevamo in un panorama praticamente sconosciuto, ma sappiamo anche che le nostre potenzialità sono grosse e quindi proviamo a metterle in gioco sempre anche quando si parla di giovanissime”.

Geograficamente, il panorama che avete individuato rappresenta l’intero territorio nazionale?

“Sulle 700 osservate c’è una rappresentanza di tutte le regioni, chiaramente con la proporzione che si può immaginare per i numeri del movimento. Sono particolarmente contento di dire che finalmente le regioni del Sud cominciano a far vedere qualcosa di importante, infatti ci sono soprattutto delle 2003 che sono sicuramente da rivedere. Questa prima Nazionale invece ha un’anima spiccatamente lombarda, perché ci sono diverse ragazze che vengono dalle società di livello più alto di quella regione. Oltre al Progetto Talenti, noi siamo stati anche alle finali nazionali: la finale è stata Orago contro Volleyrò e a Chiavenna buona parte della squadra è stata selezionata da queste due belle realtà”.

A livello tecnico e tattico come avete lavorato con una rappresentativa che è sì una Nazionale a tutti gli effetti, però comunque composta da giocatrici di 13-14 anni?

“Bisogna dire che c’è una discreta qualità di partenza, nonostante la giovanissima età sono tutte ragazze che hanno già un discreto bagaglio tecnico. Noi lavoriamo con due obiettivi: il primo è quello di provare a fare diventare una squadra questo insieme di individualità, perché le manifestazioni si vincono con le squadre e non solo con le individualità; secondo, oltre a questo, stiamo provando, per quanto ci è stato consentito dai tempi, a risolvere qualche problematica tecnica che ognuna di queste ragazze, comprensibilmente data la giovane età, ha. Noi abbiamo cercato di fare il possibile e devo dire che quando si incontra questa disponibilità da parte delle ragazze la cosa diventa più semplice. Sono state veramente bravissime ad accogliere tutti i consigli ed il lavoro che abbiamo svolto e oggi credo che il risultato possa essere valutato almeno come discreto”.

I primi confronti internazionali di categoria visti a Chiavenna hanno dato ottime risposte.

“C’è da essere ottimisti. Sicuramente il livello di competizione e di confronto è stato adeguato e sono stati test probanti, perché Belgio e Olanda hanno sempre mostrato buone cose a livello giovanile e anche la Spagna si sta muovendo per ricercare qualità sia in Catalogna che in tutto il paese. Credo che il nostro Club Italia e i suoi risultati stiano dando un esempio da seguire e altre nazioni si stanno strutturando in maniere simili. Quelle che abbiamo visto a Chiavenna sono sicuramente scuole di livello, se poi c’è qualche altro progetto in giro per l’Europa che sta funzionando meglio delle realtà fin qui affrontate e magari meglio di noi lo sapremo in futuro”.

di Stefano Pagli