#EuroVolleyW, Slotjes: “Tiro a tutto braccio, senza paura”

slotjes1Rotterdam – Un pizzico di italocentrismo in apertura: il rendez-vous tra il nostro campionato e Lonneke Sloetjes non è stato fortunato. Del novembre 1990 e dunque soli 24 anni oggi, perfetta rappresentante di quella nouvelle vague olandese che sta volando all’Europeo casalingo, fu acquistata nell’estate 2013 dalla Unendo Yamamay Busto Arsizio (dirigenza sempre assennata, storicamente di occhio lungo e olfatto fino sul mercato estero, come dimostrano i tanti lanci a livello internazionale intercettati prima dell’esplosione al top), ma di fatto Sloetjes trascorse nella riabilitazione post-intervento per un infortunio alla spalla destra quasi l’intera stagione 2013-2014. “Mi dispiace veramente moltissimo per quell’anno – racconta Lonneke -, perché venivo dall’infortunio alla spalla e quasi non riuscivo a colpire il pallone da quanto forte era il dolore. Adesso, quasi due anni più tardi, sento di essere tornata al mio livello migliore”.

Eccola dunque la vera Sloetjes, della quale il ricordo dei fugaci cameo biancorossi 2014 davvero nulla dice. Un’opposto spacca-palloni, dal salto spropositato (i dati ufficiali della scheda all’Europeo parlano di reach a 252 centimetri e attacco a 322, che fa 70 centimetri di stacco…) e dal braccio bionico innestato su una spalla che oggi gira a pieno regime. I due-tre palloni schiantati in poco più di 3 metri nel quarto di finale contro la Polonia all’Ahoy Arena sono soltanto il poster di una prestazione da 22 punti, 44% su 43 alzate, 2 muri e 1 ace. Devastante, come la progressione di un’Olanda che entra in semifinale girando a mille. “È stata una buona partita – commenta Lonneke dopo la gara vittoriosa – Credo fossimo un po’ nervose all’inizio, ma nel primo set abbiamo messo in campo il nostro gioco e abbiamo potuto portarlo in fondo. Credo che la nostra sia una squadra molto potente, giochiamo in maniera aggressiva e attacchiamo ogni pallone. Penso che queste siano le ragioni principali per cui stiamo giocando così bene”.

L’Olanda di Giovanni Guidetti vola, Rotterdam risponde alla grande: come già ad Apeldoorn nel girone, anche gli spalti dell’Ahoy, tiepidi nelle altre gare, si riempiono di 4500 spettatori colorati di arancione, tutti a battere le mani a tempo di musica e cori e ad agitare i cartoncini promozionali ricreando una muraglia che amplifica in modo impressionante l’impatto di ogni muro sul campo delle proprie beniamine. “Incredibile. Il tifo è così rumoroso, prima e dopo ogni punto puoi sentire e quasi toccare l’energia della folla. Non mi è mai capitato di giocare per un pubblico di casa di questo genere: è fantastico”.

Contro la Polonia tre set dominati, ma lo stop del secondo: “Siamo state brave a riprendere il filo del nostro gioco. Abbiamo provato a non farci influenzare dalle loro sostituzioni, loro hanno cambiato molte giocatrici e anche la rotazione. Noi ci siamo concentrate sul mantenere il nostro livello e penso che ce l’abbiamo fatta”.

Nell’Olanda potente e spumeggiante presentata da Guidetti per questo Europeo, Sloetjes è il terminale principale: seconda totale nella classifica marcatrici della manifestazione con 82 punti in 4 gare, sta dietro soltanto a Kasia Skowronska che però con la Polonia è scesa in campo una volta in più (tra l’altro l’ottavo di finale contro la Bielorussia in cui l’opposta di Varsavia ha segnato 31 punti). “Mi sento molto bene. Sono in forma, tutto sta girando per il meglio e non ho nessun tipo di dolore: è una bella sensazione trovarsi così pronte per un torneo di questo genere”.

In semifinale arriva la Turchia: pochi minuti dopo la conclusione del quarto di finale, quando avviene la chiacchierata con Lonneke, la risposta è ancora attendista: “Non ci ho ancora pensato. Vedremo, come sempre studieremo i video e le analisi per preparare la gara al meglio. Però penso che davanti al nostro pubblico possiamo sorprendere”.

D’obbligo chiedere di Giovanni Guidetti, sulla panchina orange da gennaio 2015, capace di riportare l’Olanda a una semifinale europea che mancava dal 2009 e in corsa per la terza finale continentale personale consecutiva, dopo le due fantasmagoriche con la Germania nel 2011 e 2013. “Lo conoscevo soltanto per averci giocato contro quando era sulla panchina tedesca. Sapevo che è una persona molto carica, in un certo senso direi dal modo di fare tipicamente italiano, ma non avevo mai lavorato con lui”, dice Lonneke. C’è tempo per recuperare: con la firma dell’opposta olandese per il VakifBank Istanbul, il binomio Guidetti-Sloetjes vivrà a ciclo continuo, 12 mesi a stagione.

“Mi ha insegnato moltissimo: ritengo di avere molta più fiducia nei miei mezzi rispetto a prima. Giovanni vede ogni piccolo dettaglio e i punti precisi in cui puoi cambiare per rendere il tuo gioco migliore ed è una qualità perfetta per un tecnico”.
Le direttive chiave? Facile: “Mai fare pallonetti, mai giocare mezzi colpi. Tirare sempre a tutto braccio, alla massima potenza. Questo mi ha dato un sacco di fiducia”.

A tutto braccio, alla massima potenza, Lonneke Sloetjes, Giovanni Guidetti e l’Olanda inseguono contro la Turchia il sogno della finale europea.

 

Stefano Pagli

foto cev.lu