Giovanni Guidetti: “La mia Olanda, un cantiere aperto”

GiovanniGuidettiinmixedzonePrestigioso risultato per la nazionale olandese al World Grand Prix: a Bangkok, grazie a una clamorosa rimonta ai danni della Russia, le orange di Guidetti si classificano al terzo posto. Dopo aver conquistato anche la qualificazione olimpica, il tecnico di Modena è ancora sugli scudi per aver lanciato un’altra nazionale ricca di talenti. Questa intervista è tata raccolta da Stefano Pagli n occasione della tappa italiana del WGP: quasi una predizione della vittoria contro le campionesse d’Europa, ma soprattutto, la percezione di una costante crescita della squadra olandese.

 

BARI – L’inno di Mameli lo ascolta da “straniero” ormai da molti anni, ma ogni passaggio di Giovanni Guidetti in Italia è un’occasione feconda. La presenza dell’Olanda alla tappa tricolore del World Grand Prix dà l’opportunità agli appassionati di ammirare dal vivo la nazionale orange, vice campione d’Europa e qualificata alle Olimpiadi di Rio de Janeiro come le Azzurre di Bonitta. E regala a lui la possibilità di incontrare parecchie persone, in primis i genitori seduti in parterre nel capoluogo pugliese.

Qual è il bilancio dopo i tre giorni di Bari?

“Il bilancio è superiore alle aspettative, perché dopo il torneo pre-olimpico in Giappone avevo lasciato una settimana di riposo. Il percorso è stato complesso, con un gruppo che ha giocato a Montreux mentre un altro è rimasto in Olanda a preparare proprio il World Grand Prix. Ci siamo detti di provare a vedere a che punto siamo”.

La Russia si conferma bestia nera dell’Olanda, così come la tua squadra da un po’ lo è dell’Italia.

“Non credo alle bestie nere. È che esistono valori che la pallavolo tira sempre fuori. La differenza tra il nostro sport e il calcio è che nel calcio non sempre il più forte vince. Nella pallavolo il più forte vince sempre o quasi. Significa che la Russia è più forte di noi, mentre non vedo l’Italia decisamente superiore all’Olanda, perché hanno tante variabili che possono utilizzare, ma nelle ultime 3-4 partite abbiamo giocato meglio noi. Il paragone è comunque difficile, perché l’Italia dell’Europeo non è quella di Ankara, del Giappone o di Bari. La Russia invece è sempre quella, l’Olanda è sempre quella. In conclusione, credo che l’Italia non abbia ancora trovato il suo assetto definitivo”.

Dopo la partita inaugurale contro la Russia sei apparso particolarmente arrabbiato…

“Un conto è perdere contro squadre più forti: ci sta. Un altro è non sfruttare le occasioni che le squadre forti ti offrono, quando accade, come nella prima partita qui a Bari. Con Kosheleva che sta male, senza una leader che per loro è così importante non la porti ancora a casa…

Comunque mi arrabbio ma poi mi passa, non posso sempre e solo spremere, devo anche un po’ lasciar passare. Le ragazze stanno facendo veramente il massimo, la rosa non è ampia. Sono io che sono fatto così, questa è la mia indole: non riesco a viverla bene, tranquillamente”.

Il percorso in questa edizione del World Grand Prix è positivo?

“Perdiamo sempre con la Russia e questo non lo sopportiamo più né io né le giocatrici. Gestiamo le gare con le altre squadre anche non giocando benissimo e questo è un buon segnale. Sono contento che non siamo al top adesso, perché non è ancora questo il momento di esserlo, ma 4 vittorie in 6 gare di Grand Prix non sono male. Vediamo come prosegue il cammino, anche se sono combattuto nel giudizio tra andare alle finali in Thailandia o no. Se ci entrassimo, sarei contento per l’obiettivo raggiunto, d’altronde se non ci andassimo avremmo due settimane e mezzo in più per preparare Rio, che non è poco. È un dilemma su cui non voglio decidere, lascio al destino: noi giochiamo per vincere ogni partita, poi vedremo”.

Ritieni che il viaggio in Thailandia possa incidere pesantemente nel cammino verso Rio?

“Dipende. È una stagione corta, sono convinto che i valori saranno simili tra le finali e le Olimpiadi. Statisticamente, chi sta bene in Thailandia non può fare tanto male a Rio de Janeiro. Certo, per una squadra come la mia che ha cinque schiacciatrici non è facile affrontare 5 partite in soli 6 giorni come prevede la fase finale del World Gran Prix. Per una squadra come l’Italia che ha 4 opposti e posti 4 più numerosi ci sono più possibilità, lo stesso vale per la Serbia. Vediamo che cosa riusciamo a fare e che cosa possiamo fare. Intanto, sono contento di quanto stiamo facendo finora”.

Hai definito la tua squadra attualmente un cantiere aperto. Quali sono le principali varianti che stai studiando?

“Principalmente la ricezione a 2 e trovo che stia funzionando. A Bari mancava il libero titolare, Stam aveva una settimana di riposo: la prima giocatrice nella gerarchia di questo ruolo è lei, seguita da Schoot e quindi Knip. In più stiamo lavorando sui tempi d’attacco, Grothues sta entrando su alzate molto più rapide anche in fase di transizione, stiamo provando a velocizzare anche le palle coi centrali”.

La ricezione a 2 è estremamente vincolata alla prestazione di Grothues, che pare l’unica delle schiacciatrici di posto 4 in grado di sostenerla. È una valutazione corretta?

“Certo. Maret non ha un cambio di ruolo dalle caratteristiche identiche, lo sappiamo bene. Questo accorgimento è legato al suo modo di giocare”.

Sugli spalti del Pala Florio insieme a mamma Laura abbiamo visto anche papà Adriano. È sempre un termine di confronto importante?

“Mi commenta ogni partita. Impreca ogni battuta sbagliata, quindi in questo periodo impreca spesso con noi, perché nel Grand Prix ne stiamo sbagliando un putiferio. È un piacere venire in Italia, anche perché ho tempo di stare un po’ con lui. Domenica mattina è venuto in palestra all’allenamento di rifinitura, guardava le tecniche di tutte, poi mi chiamava e mi segnalava che una giocatrice non avrebbe mai potuto migliorare quel tipo di pallone finché non avesse disteso il braccio sinistro, o che un’altra colpisce davanti alla spalla destra e quindi non riesce a chiudere al meglio… Riesce a vedere dettagli che pochissimi vedono. Io faccio questo mestiere da 20 anni, lui è in palestra da 60! È del 1935, ha ancora il piacere di venire in palestra, raccoglie i palloni, mi segue per farmi i suoi commenti e ci prende sempre. Avere un supporto così non è un aiuto da poco. Grazie a Dio è stata programmata una tappa a Bari, l’ultima sera siamo usciti tutti a cena insieme a mangiare il pesce a Polignano così siamo stati un po’ in compagnia”.

Dalla famiglia antica alla nuova: come procede il percorso verso la paternità?

“Continua giorno dopo giorno, anche grazie a Skype, a Facetime, al telefono. Adesso Bahar è al mare, i suoi genitori hanno una casetta vicino a Izmir. Sta bene, ha giocato fino al quarto mese di gravidanza, tra l’altro facendo 80% in attacco proprio contro di me ai play-off. Vi rendete conto: 80% offensivo contro il Vakif al quarto mese di gravidanza…

Avremo una bambina, questo posso dirlo e avrà un nome inglese, ma non lo rivelo perché se racconto qualcosa di più lei mi ammazza! Vuole che io la trasformi in palleggiatrice, vedremo in futuro. In realtà, io preferirei un bel posto 4 ricevitore… Scherzi a parte, quando nasci in una famiglia così o ami la pallavolo o la odi. Io spero che possa amarla. Siamo molto felici, il termine è previsto per il 10-15 ottobre, così io vado alle Olimpiadi e poi faccio in tempo a tornare a casa per poter stare con lei nell’ultimo mese, che sarà molto importante”.

a cura di Stefano Pagli

foto FIVB