L’eredità  dei Fenomeni

28 ottobre 2013, Piacenza, Teatro Municipale (un piccolo gioiello). Non vedevo l’ora di esserci, per scoprire La Leggenda del Pallavolista Volante, lo spettacolo ideato da Nicola Zavagli e interpretato da Beatrice Visibelli e Andrea Zorzi, che di questo spettacolo è anche il soggetto. Ci sono stata, e come sempre accade quando si partecipa a qualcosa di veramente speciale, vorrei che il sipario non si fosse chiuso. E questo, nonostante sia rimasto eccezionalmente aperto, dopo lo spettacolo, con i Fenomeni e il loro condottiero Julio Velasco seduti a conversare, raccontare, ricordare… roba da sentirsi un po’ come Dante in Paradiso, quando, davanti a coloro che abitano le sfere celesti, e che per lui sono stati esempi di letteratura e di vita, egli non può che ascoltare e tacere.

In realtà, l’esperienza di lunedì sera suscita tante parole, così tante che non è facile metterle tutte in fila. Con una soltanto, vorrei aprire questo breve racconto: eredità. Il pallavolista volante è certamente un personaggio leggendario, ma nel senso più vero che tale aggettivo possiede: non è lontano e irraggiungibile, ma vivo e presente, e soprattutto, da imitare. Il suo raccontarsi non è fatto per issarsi su un piedistallo, ma per aprire una strada. Il pallavolista volante è un’ispirazione per tutti coloro che desiderano fare, della propria vita, un volo.

Eredità è il senso della cornice che ha racchiuso lo spettacolo, quel Progetto Vita che attorno al nome di Vigor Bovolenta tanto bene vuole fare e sta facendo al mondo dello sport e di Piacenza. Le parole di Hristo Zlatanov e di Federica Lisi hanno reso benissimo l’idea di come l’invisibile possa essere davvero presente nelle vite, nei sentimenti e nelle azioni di chi ne compie il cammino… proprio come un’eredità. “Io con quella maglia accanto vado ovunque ormai“, ha detto Federica: e pensare che tutto quanto abbiamo visto sul palco sia racconto per i figli che un giorno racconteranno ai loro figli di un papà speciale, solo questo, dà la dimensione di quale miracolo di responsabilità si compia davanti alle quinte di un teatro.

L’eredità di Vigor è la stessa che Andrea Zorzi mette tra le mani del suo pubblico, che ha saputo far commuovere anche fuori dal campo, e forse ancor di più: uno Zorro che ha saputo sorpredentemente mettersi a nudo ripercorrendo una trama che ha il sapore di un romanzo di formazione. Albino e Diana le sue radici, Giulia il fiore che coglie, Numa il frutto che genera: la storia di un pallavolista non si vive solo in campo e dintorni, e se vi siete chiesti che cosa ci fosse sotto, dietro o prima di Andrea Zorzi, questo spettacolo vi aiuta ad intuirlo. Una vita che si intreccia con il volley, che riguardo al volley gioca le sue carte fatte di coincidenze, di fortuna, di destino; una vita che dalla pallavolo viene illuminata, che nel volley trova il suo senso, ovvero la sua direzione e la sua profondità.

L’eredità di Zorro è la stessa che un’intera Generazione di Fenomeni lascia alla pallavolo di oggi, e ai Fenomeni che oggi potrebbero nascere: un’impresa durata più di un decennio, più di una Generazione, ha in se stessa qualcosa di letterario, ha in se stessa la forza per essere tramandata, per superare il tempo. Ma una leggenda nasce se ha anche qualcosa da comunicare al futuro che verrà: le parole, questa volta, le prendo in prestito da Andrea Lucky Lucchetta: “Appartenere alla Generazione dei Fenomeni significa avere una miniera nel sangue: avevamo tante risorse dentro di noi, ma abbiamo dovuto lavorare duramente per poterle esprimere. Eravamo come un campo nel quale abbiamo potuto seminare, e il solco l’abbiamo tracciato grazie all’aratro che Giulio ci ha dato in mano“. Julio “Giulio” Velasco ha parlato più semplicemente ma non meno efficacemente di “campioni che lavorano con l’umiltà degli scarsi“: ora, si potrebbe rischiare di cadere nella retorica del sacrificio, se non fosse che quei leggendari giganti erano tutti lì, come dei pilastri, e che la condivisione del sacrificio, insieme all’affetto e all’amicizia che nel tempo ne sono scaturiti, si poteva toccare con mano, a fare delle parole una testimonianza inesaurbile. Tornare ai fondamentali, è il refrain rintracciabile nel testo dello spettacolo: nel volley dopo una sconfitta, nella vita quando è necessario ritrovare una direzione. E chi ha giocato a pallavolo sa quanto sia difficile e necessario avere il muro, ancora una volta, come compagno di squadra.

Quanto sei alto, Zorro? Ho l’impressione che nessuno lo saprà mai con certezza. Ma questo resta uno di quei misteri allegri che servono a non far terminare il gioco dei bambini, la domanda che diventa pretesto per continuare a parlare, a raccontare, a tramandare la leggenda. 28 ottobre 2013, ventitrè anni dopo la vittoria di Rio de Janeiro, ventitrè anni dopo la nascita della Generazione di Fenomeni, la storia sembra appena iniziata.

 

(foto di Luigi Di Fiore – si ringrazia A.P.S. Teatri d’Imbarco per la collaborazione)