Controvento – Progettare per ritrovare il successo

Nazionale volley femminile: percorrere la strada del progetto, per ritrovare quella del successo

bonittAFumata bianca per Marco Bonitta, annunciata oggi da parte della Federazione Italiana Pallavolo alla stampa: sarà l’allenatore iridato nel 2002 a guidare la Nazionale di volley femminile ai Mondiali del 2014, che giocheremo in casa. L’auspicio è ottimo, e secondo le parole stesse del presidente Carlo Magri, l’esperienza vittoriosa del passato ha inciso, insieme alla provata esperienza dell’allenatore, sulla definizione di un cambiamento da tempo annunciato.

Peccato che da quel Mondiale siano passati ben 12 anni, dominati a livello mondiale da Brasile, Stati Uniti, e da una Russia, che punta a riconfermarsi per la terza edizione consecutiva, forte di un rinnovamento che l’ha già incoronata regina d’Europa; 12 anni che hanno visto emergere Turchia e Germania, cresciute con allenatori italiani in panchina, punte di movimenti pallavolistici che sono come iceberg fatti di risorse e di entusiasmo; 12 anni che hanno regalato anche grandi emozioni in azzurro, ma nei quali la nostra pallavolo ha perso l’orientamento non tanto sulla strada del successo, ma su quella del progetto.

Era l’agosto del 2006, quando in un PalaLido che oggi non esiste più, la neonata Germania di Giovanni Guidetti – insieme ad una Turchia altrettanto in fasce – sfidava l’Italia in una torrida estate milanese: la voce di Guidetti si arrampicava su un tedesco ancora stentato, mentre dalla panchina turca sentivamo pronunciare per la prima volta un refrain tipico che avremmo avuto modo di imparare negli anni: “Bravo! Bravo!”. Giovanni Guidetti, davanti a 10.500 spettatori, ha rinnovato il suo contratto con la DVV (Federazione pallavolo tedesca) fino al 2016, perché, nonostante due cicli olimpici si siano già compiuti, il suo lavoro lì “non è ancora finito”.

Italy_women's_national_volleyball_team_2002Un lavoro – progettare – che chi si è avvicendato in questi stessi anni sulla panchina azzurra avrebbe avuto certamente le competenze per portare avanti, e che auguro a Bonitta di poter realizzare insieme alla sua squadra, così come lo augurammo a Mencarelli l’anno scorso, così come l’avremmo augurato a Caprara, se la panchina azzurra gli fosse toccata in sorte: progettare senza l’ansia del successo, per crescere una squadra, per diventare specchio di un movimento che non è vincente soltanto quando vince, ma quando diventa capace di condividere, di farsi conoscere, di farsi amare.

Vincere conta – anzi, come disse Boniperti, è l’unica cosa che conta – ma per vincere non si può prescindere dal guardare avanti, che a volte significa anche liberarsi di un passato, seppure vincente.

 

Martina Ricca