#Rio2016: un grande sogno azzurro

di Federica Vassalli

Gli azzurri sul podio di Rio (Foto Daniela Tarantini)

Gli azzurri sul podio di Rio (Foto Daniela Tarantini)

Dopo due settimane di gare, cala il sipario su quelli che sono stati inevitabilmente i giochi olimpici più social della storia a cinque cerchi. Complice questa tecnologia, l’Italia del volley ha fatto tanto parlare di sé in tutte le sue sfaccettature.

Prima l’episodio di doping nel beach, attribuito inizialmente alla nazionale di Bonitta, sbandierato dai media senza cognizione di causa poi la magra figura delle ragazze della pallavolo. Dall’altro lato i maschi, che con le loro finali conquistate hanno gridato a gran voce “il volley c’è!” sia nel beach che nell’indoor. Un’Italia che si è appassionata davanti alla coesione e allo spirito di squadra messo in campo dai ragazzi.

L’amarezza per la pallavolo femminile è passata quasi in secondo piano quando si è visto Guidetti cavalcare le Olimpiadi con la sua Olanda, quasi si volesse prendere una rivincita, e gli azzurri inseguire un sogno. La nazionale di Blengini ha seguito un percorso esattamente contrario a quello della femminile; un lavoro iniziato da Mauro Berruto quattro anni fa, a cui va il merito di aver tracciato sapientemente le linee guida di questo progetto raccolto da Blengini nel migliore dei modi. L’allievo di Velasco ha ridato compattezza al gruppo dopo una sana doccia di umiltà. E tutto ciò si è visto.

La semifinale contro gli Stati Uniti è entrata prepotentemente nei cuori di tutti gli appassionati di sport, non solo pallavolisti. Ha conquistato la prima pagina dei quotidiani sportivi e ha fatto parlare di sé per due giorni ininterrotti. Ha creato un tam-tam mediatico e un calore attorno alla squadra come probabilmente non si vedeva dalla generazione dei fenomeni. È vero che le vittorie rendono uno sport popolare, ma come è stata vinta questa semifinale ha dell’epico. Il primo set chiuso 30-28 dopo essere stati sotto anche di 6 punti, la sconfitta del terzo per 9-25, i tre ace consecutivi di Zaytsev che hanno chiuso il quarto set e il muro di Buti, mancato per tutta la partita, stampato esattamente quando serviva per volare in finale. Una partita non perfetta, ma dalle emozioni incredibili per cui sembra quasi doveroso considerare provvidenziale l’infortunio occorso a Zygadlo nella finale scudetto di due anni: mondo pallavolistico ecco a te Simone Giannelli.

L’Olimpiade, anche un po’ sfortunata dell’Italia con gli infortuni a Piano e Birarelli, è terminata con un’amara finale. Italia-Brasile è ormai un classico dei grandi eventi e purtroppo i sogni azzurri si infrangono sempre contro lo scoglio verde oro. Togliendo il sostegno della torcida e quel paio di sviste al video check, la Selecao ha meritato di vincere nonostante gli errori e l’Italia sempre attaccata; è stata più concreta nei finali di set scartando più regali di quanti ne avesse concessi. Amara giusto perché avevamo veramente creduto fosse la volta buona, un cammino ineccepibile e praticamente senza sbavature che per il cuore grande così messo in campo avrebbe meritato la conclusione migliore. Ma stando alla partita, merito ai brasiliani nell’indoor come nel beach.

Questa torta a cinque cerchi è stata deliziosa, è mancata sì la succulenta ciliegina finale ma questa squadra ha veramente ridato a tutti l’orgoglio di seguire la nazionale. Si è visto un gruppo, un collettivo risorto dal suo passato, e non un insieme di individualità, con il grande potere di saper fare innamorare. C’è chi ha avuto anche il coraggio di ironizzare sul boom di popolarità della pallavolo volendo custodirne il tifo in un mondo elitario, ma il volley è il secondo sport nazionale e tutto quello che è successo è stata forse la migliore pubblicità che si potesse fare. La capacità di un gruppo di incantare, di trasmettere all’esterno persino ai non pallavolisti la sua alchimia è il regalo più bello della nazionale di Blengini. Le urla grintose dello Zar, il sorriso solare di Buti e quello disarmante di Giannelli, la vena gonfia di Lanza, i denti stretti di Birarelli, Colaci sempre in volo e le lacrime di Juantorena rimarranno a lungo negli occhi.

Prendete questa Olimpiade come un dono, per chi ha conosciuto la pallavolo, per chi ha ritrovato la passione e per chi ormai ne ha fatto un motivo di vita. Prendetela anche voi azzurri come un dono, per tutte le sensazioni che avete provato e che ci avete regalato e soprattutto per quante potrete ancora darcene avendo scoperto di essere un gruppo così unico. In una sola parola: grazie!