The day after – Intervista a Marco Mencarelli

The day after – Intervista a Marco Mencarelli

marco mencarelli nazionale italiana volley femminile (3)Il giorno dopo l’annuncio dell’avvicendamento alla guida della Nazionale seniores di volley femminile, ritroviamo l’ex tecnico Marco Mencarelli impegnato in un collegiale: il suo presente infatti è ancora in azzurro, dopo mesi un po’ sofferti, che tuttavia hanno reso ancora più cristalline la dedizione e la passione di una vita… crescere generazioni di volley. Li abbiamo ripercorsi, questi mesi, proprio a partire dal presente, accogliendo il punto di vista di Mencarelli sul futuro immediato della squadra azzurra e sul movimento pallavolistico italiano in chiave “Mondiale”.

Qualcuno si sarebbe forse atteso di incontrarla sulla panchina di qualche club, in Italia o all’estero, e invece Lei veste ancora la maglia della Nazionale.

“Il mio permanere all’interno della Federazione non era scontato, ed è in qualche modo ancora in divenire: ho dovuto richiamare innanzitutto le motivazioni che mi hanno portato più di dieci anni fa a cominciare il lungo lavoro sulle nazionali giovanili. Ho capito che le mie motivazioni sono ancora intatte, da ogni punto di vista, e così mi sono messo a disposizione della Federazione perché sia valutato quello che può essere il mio contributo per l’attività sulle giovani, che è in fondo la mia specializzazione, il settore dove metto in gioco tutta la mia esperienza”.

Proprio il suo passato vincente con la Nazionale Juniores ha fatto sperare, al momento della sua nomina, chi da tempo auspicava il ricambio generazionale in Nazionale, e d’altra parte ha contribuito a creare l’opinione che questo ricambio sia stato troppo brusco, visti i risultati ottenuti nell’ultimo Europeo…

marco mencarelli nazionale italiana volley femminile (5)“Immediatamente dopo l’Europeo si è parlato di inesperienza da parte mia: un giudizio con il quale mi trovavo d’accordo, era palese che io fossi inesperto, visto che mi sono quasi sempre occupato di giovanili. Era palese, quindi, che l’analisi del risultato non soddisfacente dell’Europeo dovesse lasciar emergere altre motivazioni. Certamente, la necessità di un ricambio generazionale si è fatta impellente, e a mio avviso è una linea che non dovrebbe essere del tutto abbandonata, una filosofia che dovrebbe fare da sfondo ad ogni tipo di percorso, per garantire continuità alla Nazionale Seniores e anche per dare valore e concretezza ad un lavoro in cui tutta la Federazione in questi anni ha investito molto. In pochi casi il ricambio generazionale risulta indolore… nel nostro caso, non credo sia stata questa l’unica causa della delusione per il risultato ottenuto in Svizzera lo scorso settembre, anche se quest’ultimo ha certamente pesato sulle scelte di cambiamento della Federazione in vista del Mondiale”.

L’impressione potrebbe essere quella di un cambiamento di rotta drastico e improvviso rispetto ad un progetto appena iniziato...

“Si può certamente parlare di un cambiamento di rotta, ma ci tengo a sottolineare due aspetti: il primo è che tutto è stato lungamente ponderato e discusso in piena serenità, e si è convenuto insieme che ci fossero condizioni da rivedere rispetto agli obiettivi che si stanno cercando. Avrei accettato l’onere di condurre la squadra al Mondiale, ma in condizioni diverse, in linea con quanto intrapreso durante il mio mandato. Rispetto ad un Mondiale da giocare in casa, un evento storico per la pallavolo femminile italiana, è normale cercare un equilibrio tra rinnovamento e risultato. La seconda cosa che tengo presente è che Marco Bonitta è da annoverare tra i fautori del progetto che tanto sta restituendo a livello juniores, e che nel 2002 vincemmo il Mondiale facendo esordire alcune atlete e convocando atlete non così esperte a livello internazionale… non credo quindi che manchi la consapevolezza dell’importanza del lavoro svolto con le giovani, anche a livello seniores”.

E’ soddisfatto del lavoro svolto nel suo anno di panchina, pensando al gruppo che ha allenato?

marco mencarelli nazionale italiana volley femminile (4)“Cito un nome su tutti, perché statisticamente rilevabile: è quello di Valentina Diouf best scorer nelle finali del Grand Prix. Abbiamo raggiunto le finali in una competizione di livello mondiale con un gruppo giovanissimo, pieno di ragazze alla loro prima esperienza su certi palcoscenici. Abbiamo fatto un grande risultato, che ha reso forse più amaro quello dell’Europeo: abbiamo creato aspettative, e questo significa che la squadra così com’era stava crescendo, aveva una prospettiva. Abbiamo perso Lucia Bosetti per un infortunio, abbiamo iniziato gli Europei pochi giorni dopo il ritorno dal Giappone – come la Serbia -: sicuramente ci sono stati errori tecnici, ed errori di approccio, come nella partita contro il Belgio… ma le sconfitte, come le vittorie, non hanno una sola motivazione, devono essere contestualizzate”.

A proposito di vittorie: è davvero così importante rincorrere il successo, in questo Mondiale, per ottenere il coinvolgimento del pubblico?

marco mencarelli nazionale italiana volley femminile (1)“Vorrei esprimere chiaramente il mio pensiero su questo punto: penso che il coinvolgimento emotivo del pubblico, per questa manifestazione, sia il più grande successo possibile, ma che questo non si possa ottenere senza una nazionale coinvolgente. E’ questo che si sta cercando di ottenere, cercando un assetto per la Nazionale. Nelle città più importanti d’Italia si giocherà una pallavolo di alto livello, che creerà molto interesse: ma laddove l’Italia giocherà, deve essere l’Italia a trascinare, il più a lungo possibile, il pubblico, e il più a lungo possibile, significa, auspicabilmente, arrivare a Milano, dove si giocherà la fase finale. Per arrivare a questo, bisogna cercare una Nazionale nuova e forte al tempo stesso”.

Da questo punto di vista, ha qualche rammarico per quanto riguarda la “sua” Nazionale?

“Credo che le ragazze si siano fatte amare dal pubblico, che sia stato bello vedere tanti volti nuovi in maglia azzurra, tante atlete di belle prospettive. Ne abbiamo avuto dimostrazione nella tappa del Grand Prix giocata in Italia, e in generale durante una manifestazione giocata in gran parte all’estero. Avremmo sostenuto la responsabilità di fare lo stesso in Italia? Non lo so, ed è difficile dirlo… il percorso per il Mondiale è molto difficile e accidentato, e Bonitta lo sa meglio di chiunque, perché è l’unico ad averlo vinto, ed io in quel 2002 ero con lui”.

 

Martina Ricca
fotografie di Luigi Di Fiore